Fumetti sociali. Il 4 giugno 2026 ci ha lasciato la fumettista-regista iraniana Marjane Satrapi. Con le sue storie ha raccontato la memoria e le fratture del proprio Paese d’origine, insieme al cammino di resilienza e riscatto in Francia. La sua opera più apprezzata è “Persepolis” (2007, con Vincent Paronnaud), incoronata con il Premio della giuria al 60° Festival di Cannes. Un’animazione capace di affrontare le complessità del nostro presente e le sue vertigini. Sullo stesso tracciato il romano Michele Rech, ovvero Zerocalcare, fumettista esploso prima come fenomeno editoriale (“La profezia dell’armadillo”, 2011) e poi con le sue serie animate su Netflix “Strappare lungo i bordi” (2021) e “Questo mondo non mi renderà cattivo” (2023). Zerocalcare ha usato la sua biografia familiare e professionale come parametro di lettura dei cambiamenti socioculturali in Italia; perimetro del suo sguardo la periferia di Roma, tra avamposti di speranza e frontiere di esclusione. Dal 27 maggio 2026, sempre su Netflix, la sua terza serie, “Due spicci”. Al suo fianco Valerio Mastandrea ed Emanuela Fanelli.

La storia. Roma, oggi. Ritroviamo Zero insieme ai suoi amici di sempre Sara e Secco. Visto che l’attività come fumettista sta procedendo spedita, decide di entrare in società con l’amico d’infanzia Cinghiale nella gestione di un bar. Ben presto, però, si accorge che l’amico è pieno di debiti, ricattato da malavitosi. A complicare le cose la scoperta che Smeralda, suo vecchio amore è vittima di percosse e violenze dal proprio fidanzato…

Pros&Cons. Torna Michele Rech con il suo sguardo sociale alla Ken Loach, ironico e amarissimo. Il fumettista, sceneggiatore e regista romano torna a raccontarsi e a raccontare la sua generazione (classe 1983) con tutti i chiaroscuri, scegliendo sempre come scenario la Capitale e i suoi affanni. In “Due spicci” riprende in mano le vicende del suo alter ego Zero, cui consegna aneddoti e istantanee di vita, allargando il campo dello sguardo a un mondo sociale difficile, tra lavoro a corrente alternata, povertà che morde il fianco e relazioni familiari-sentimentali aggrovigliate. Zero ha amici granitici, ma al contempo si misura con una vita adulta che va perdendo i colori accesi dell’adolescenza a favore di sguardi imbevuti di malinconia e amarezza. Due i personaggi che evidenziano il senso di tragico nel suo presente: l’amico dai tempi della scuola Cinghiale, oggi un uomo sull’orlo del baratro, vessato da debiti e criminali, e la ragazza di cui è stato innamorato da giovane, Smeralda, impantanata in una relazione tossica. Zero vorrebbe aiutarla ma Smeralda fatica a divincolarsi dalla prigionia mentale in cui è bloccata. Un mondo, quello che tratteggia Zerocalcare, che accosta i colori pop degli anni ’80-‘90, con i suoi riferimenti cinematografici e culturali (in testa “I Goonies”, 1985), alle difficoltà generazionali del suo presente. La serie è acuta e pungente, segnata da lampi foschi e grotteschi; un fumetto-denuncia dalla densità tematica elevata, mai banale, che però sterza qua e là in maniera irriverente con un linguaggio ruvido, gratuito. Complesso, problematico, per dibattiti.