In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026)
Interpreti e ruoli
Adriano Giannini (Mariano Guerra), Ana Celentano (Amalia Mendez), Veronica Gerez (Evelyn), Olivia Nuss (Muneca), Adrian Fondari (Doctor K), Marcelo Chaparro (Avvocato Enrique Caseros), Paula Cohen (Giudice Desideria Losada), Vijaya Bechis Boll (Sofia Guerra), Marcela Serli (Avvocata dei militari), Maria Layla Fernandez (Pubblico ministero), Eduardo Hoy (Mariano Guerra da giovane)
Soggetto
Torino 2008, Mariano è un medico. Non si risparmia sul lavoro, ma nel privato conduce una vita schiva, solitaria. Viene convocato dal tribunale di Buenos Aires per testimoniare sui crimini subiti durante la sua prigionia nel periodo della dittatura militare. Per Mariano significa riaprire una ferita, ritornare agli oltre 2 anni di segregazione, tra percosse, violenze e ricatti psicologici…
Valutazione Pastorale
“Una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina (…). Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare”. Così il regista Marco Bechis raccontando “Ritorno a Buenos Aires”. L’autore (suo è “Garage Olimpo” del 1999) riprende un argomento cui è legato, di cui è parte: le violenze durante la dittatura argentina e la ferita mai sanata dei desaparecidos. Protagonista un intenso Adriano Giannini. In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, nelle sale dal 17 settembre 2026 con Fandango.
La storia. Torino 2008, Mariano è un medico. Non si risparmia sul lavoro, ma nel privato conduce una vita schiva, solitaria. Viene convocato dal tribunale di Buenos Aires per testimoniare sui crimini subiti durante la sua prigionia nel periodo della dittatura militare. Per Mariano significa riaprire una ferita, ritornare agli oltre 2 anni di segregazione, tra percosse, violenze e ricatti psicologici…
Bechis firma un film asciutto e potente, la discesa negli inferi del dolore e dei traumi subiti durante aggressioni e detenzioni a Buenos Aires dal 1976, con il deflagrare della dittatura militare. Attraverso Mariano, l’autore rivive la ferita del Paese e al contempo si confronta con la propria. Interroga il protagonista su come ci si senta a sopravvivere rispetto ai tanti uccisi, e ribadisce l’impegno di civili e associazioni nel dare voce e giustizia a chi non può più difendersi. Il film si muove anche in sentieri non facili, nei chiaroscuri, sul sottile confine tra bene e male, tra vittima e carnefice. Un’opera che si svincola dalla facile polarizzazione giusto-sbagliato.
In generale, il tema del film è ancora molto presente nella dimensione pubblica in Argentina e America Latina, basta ricordare i recenti “Argentina, 1985” (2022) e “Io sono ancora qui” (2024). “Ritorno a Buenos Aires” appartiene a tale filone di impegno civile, cui Bechis ha dedicato ampio spazio della sua filmografia. Un’opera dura, emotivamente serrata e di grande impatto, che non sbanda nel ricattatorio. Complesso, problematico, per dibattiti.
Utilizzazione
Per la delicatezza dei temi in campo il film richiede un pubblico adulto e di adolescenti accompagnati, per poter un adeguato approfondimento.
