I figli della scimmia

Valutazione
Consigliabile, Realistico, Adatto per dibattiti
Tematica
Adolescenza, Dialogo, Disabilità, Dolore, Famiglia, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Metafore del nostro tempo
Genere
Drammatico, Psicologico
Regia
Tommaso Landucci
Durata
110'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
I figli della scimmia
Distribuzione
Medusa Film
Soggetto e Sceneggiatura
Tommaso Landucci, Damiano Femfert
Fotografia
Guido Michelotti
Montaggio
Andrea Maguolo
Produzione
Maurizio Piazza, Andrea Calbucci, Riccardo Scamarcio, Andrea Leone. Casa di produzione: Lungta Film, Lebowski, Mosaicon Film, Hbo Max Italia, Rai Cinema.

In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026), sezione Orizzonti - Premio miglior sceneggiatura e attore protagonista Riccardo Scamarcio

Interpreti e ruoli

Riccardo Scamarcio (Dario), Fausto Russo Alesi (Roberto), Lidiya Liberman (Ginevra), Cristina Odasso (Linda), Tancredi Naldini (Giacomo), Andrea Aggio (Enrico), Luigi Diberti (Enzo)

Soggetto

Torino oggi, Dario è un quarantenne, sposato con Ginevra e padre di Enrico, che ha una disabilità psicomotoria. Dario si dedica con attenzione e dolcezza al figlio, una cura che scandisce e riempie le sue giornate. Parallelamente ama trascorrere del tempo con il nipote Giacomo, il figlio quattordicenne del fratello Roberto. I due condividono una passione per le moto da cross e tra loro si instaura una complicità quasi padre-figlio. Questo però genera ripercussioni sul tempo dedicato a Enrico e in generale alla famiglia, accendendo inoltre conflittualità con il fratello….

Valutazione Pastorale

È stato l’unico film italiano premiato all’83a Mostra del Cinema di Venezia (sezione Orizzonti): miglior sceneggiatura e interpretazione maschile di Riccardo Scamarcio. È “I figli della scimmia” dell’esordiente Tommaso Landucci, toscano (Lucca) classe 1989, autore anche del copione insieme a Damiano Femfert, un testo già trionfatore al Premio Solinas nel 2021. L’opera si confronta con un tema difficile, scivoloso: approfondire il mondo interiore di un genitore con un figlio segnato da una disabilità importante. Il titolo, come indica l’autore, rimanda alla fiaba di Esopo, “la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l’altro”, ovvero una riflessione tra il figlio che la vita ti consegna e quello ideale, sognato. Oltre a Scamarcio nel cast anche Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Tancredi Naldini e Andrea Aggio. Al cinema con Medusa Film dal 17 settembre 2026.
La storia. Torino oggi, Dario è un quarantenne, sposato con Ginevra e padre di Enrico, che ha una disabilità psicomotoria. Dario si dedica con attenzione e dolcezza al figlio, una cura che scandisce e riempie le sue giornate. Parallelamente ama trascorrere del tempo con il nipote Giacomo, il figlio quattordicenne del fratello Roberto. I due condividono una passione per le moto da cross e tra loro si instaura una complicità quasi padre-figlio. Questo però genera ripercussioni sul tempo dedicato a Enrico e in generale alla famiglia, accendendo inoltre conflittualità con il fratello….
“C’è un tabù – ha sottolineato il regista – un ‘impossibile da dire’ che (…) riguarda l’esperienza più profonda e intima della genitorialità: nessun padre e nessuna madre desidera avere un figlio con una disabilità. Questo non mette in discussione l’amore che i genitori di persone con disabilità provano per i propri figli, ma, seppure un figlio stravolga la vita a prescindere, nel loro caso l’esistenza prende una direzione alla quale nessuno può essere preparato”.
Landucci, con accortezza e rispetto, esplora un orizzonte tematico complesso, segnato da sentimenti forti e diffuse sofferenze. Si interroga sulla genitorialità, in particolare quella del padre di un figlio con una seria disabilità, che richiede costante attenzione e accompagnamento. Non si tratta di un film divisivo, al contrario prova a descrivere con compostezza la tempesta di emozioni che albergano nell’animo di un padre, che ha accettato la condizione del proprio figlio senza rimpianti o commiserazioni. Dario ama Enrico, adora passare del tempo con lui. Landucci descrive semplicemente quel fugace momento in cui l’uomo si “perde” dietro all’idea di un figlio “altro”, diverso, con cui condividere con un cameratismo amichevole tra sport e confidenze.
Il regista dimostra già una maturità di sguardo. “I figli della scimmia” ci racconta lo sbandamento e il ricentrarsi di un genitore nel proprio ruolo, senza giudizi o moralismi patinati. Un film dolente, mai gratuito o ricattatorio che, al di là di una lentezza affaticante, conquista per come si misura con il tema e lo governa, con rispettosa distanza. Consigliabile, realistico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.

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