In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026)
Interpreti e ruoli
Misagh Zare (Arash ), Sadaf Asgari (Masah), Forouzan Jamshidnejad (Massi)
Soggetto
Iran oggi, Arash è un medico cui è stato chiuso l’ambulatorio e revocata l’abilitazione. La sua unica “colpa” è stata prestare soccorso a chi ne aveva bisogno. Purtroppo, i suoi pazienti erano manifestanti contro il regime e questo l’ha fatto finire nell’elenco delle persone sgradite. Arash senza la sua professione si sente smarrito e senza uno scopo, così decide lucidamente di togliersi la vita. Si reca dai suoi tre fratelli per comunicargli la decisione e consegnare a ciascuno loro una pianta del suo ex studio, invitandoli a prendersene cura. Infine, insieme ai fratelli, va a fare visita alla madre…
Valutazione Pastorale
Dopo “Devine Comedy”, con cui nel 2025 è stato in gara nella sezione Orizzonti, l’iraniano Ali Asgari nel 2026 è tornato alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia e per la prima volta in Concorso. Con “Un po’ di luce” (“Kami nour”) racconta con delicatezza e poesia il dramma dell’Iran contemporaneo; un film che pedina la storia di un medico che, scontrandosi con amarezze e brutalità, pensa di risolvere il proprio tormento togliendosi la vita. Protagonista Misagh Zare, nel cast anche Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh. Il film è nelle sale italiane dal 1° ottobre 2026 con Teodora Film.
La storia. Iran oggi, Arash è un medico cui è stato chiuso l’ambulatorio e revocata l’abilitazione. La sua unica “colpa” è stata prestare soccorso a chi ne aveva bisogno. Purtroppo, i suoi pazienti erano manifestanti contro il regime e questo l’ha fatto finire nell’elenco delle persone sgradite. Arash senza la sua professione si sente smarrito e senza uno scopo, così decide lucidamente di togliersi la vita. Si reca dai suoi tre fratelli per comunicargli la decisione e consegnare a ciascuno loro una pianta del suo ex studio medico, invitandoli a prendersene cura. Infine, insieme ai fratelli, va a fare visita alla madre…
“Vivendo in Iran – ha raccontato il regista – dove le difficoltà economiche, l'incertezza politica e la costante ombra della guerra sono diventate parte della vita di tutti i giorni, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura l’una dell’altra e a creare piccoli momenti di speranza. Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l'assenza di sofferenza, ma i legami invisibili che ci uniscono, la sensazione che la nostra esistenza sia intrecciata con quella degli altri”.
Scritto da Ali Asgari e Shadmehr Rastin, “Un po’ di luce” è un film splendido, abitato da grazia e delicatezza. Il protagonista pianifica lucidamente la propria fine, andando a comunicare la sua decisione ai tre fratelli e alla madre; ma con loro, soprattutto con la madre fa esperienza di una ritrovata tenerezza, di una brezza di calore e colore, che gli fanno prendere in considerazione la possibilità della speranza. “‘Un po’ di luce’ – ha indicato l’autore – esplora il fragile spazio tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita. Attraverso gesti ordinari e incontri apparentemente insignificanti, rivela come un senso possa emergere dai momenti a prima vista più banali: un atto di gentilezza, una presenza familiare, un silenzio condiviso o il tocco delicato della mano di una madre”.
Asgari firma un piccolo gioiello, il racconto di giorni duri, difficili, nel Paese, dove a dare forza e coraggio per andare avanti è la custodia dei legami. La famiglia. Un film composto, in sottrazione, marcato da dolcezza e poesia. Un’opera che prende il via da note tragiche, mai urlate, per approdare a un inno alla vita, a una ritrovata fiducia. Consigliabile, poetico, per dibattiti.
Utilizzazione
Programmazione ordinaria. Per la delicatezza del tema, il film richiede un pubblico adulto e di adolescenti accompagnati.
