Un po’ di luce

Valutazione
Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Dialogo, Dolore, Famiglia, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Morte, Politica-Società, Teatro
Genere
Drammatico, Psicologico
Regia
Ali Asgari
Durata
87'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Canada, Iran, Italia, Svezia, Turchia
Titolo Originale
Kami nour
Distribuzione
Teodora Film Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Ali Asgari, Shadmehr Rastin
Fotografia
Iman Tahsin
Musiche
Hossein Mirzagholi
Montaggio
Iman Tahsin
Produzione
Milad Khosravi, Afshin Salamian, Lorenzo Cioffi, Giorgio Giampà, Sholeh Alemi Fabbri, Francesco Melzi d’Eril, Gabriele Moratti, Sara Nasrabadi, Avantika Singh Desbouvries. Casa di produzione: Seven Springs Pictures, Sunny Independent Pictures, Zoe Films, Good Measure Productions, MeMo Films, Haurvatat Film, Salt for Sugar Films

In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026)

Interpreti e ruoli

Misagh Zare (Arash ), Sadaf Asgari (Masah), Forouzan Jamshidnejad (Massi)

Soggetto

Iran oggi, Arash è un medico cui è stato chiuso l’ambulatorio e revocata l’abilitazione. La sua unica “colpa” è stata prestare soccorso a chi ne aveva bisogno. Purtroppo, i suoi pazienti erano manifestanti contro il regime e questo l’ha fatto finire nell’elenco delle persone sgradite. Arash senza la sua professione si sente smarrito e senza uno scopo, così decide lucidamente di togliersi la vita. Si reca dai suoi tre fratelli per comunicargli la decisione e consegnare a ciascuno loro una pianta del suo ex studio, invitandoli a prendersene cura. Infine, insieme ai fratelli, va a fare visita alla madre…

Valutazione Pastorale

Dopo “Devine Comedy”, con cui nel 2025 è stato in gara nella sezione Orizzonti, l’iraniano Ali Asgari nel 2026 è tornato alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia e per la prima volta in Concorso. Con “Un po’ di luce” (“Kami nour”) racconta con delicatezza e poesia il dramma dell’Iran contemporaneo; un film che pedina la storia di un medico che, scontrandosi con amarezze e brutalità, pensa di risolvere il proprio tormento togliendosi la vita. Protagonista Misagh Zare, nel cast anche Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh. Il film è nelle sale italiane dal 1° ottobre 2026 con Teodora Film.
La storia. Iran oggi, Arash è un medico cui è stato chiuso l’ambulatorio e revocata l’abilitazione. La sua unica “colpa” è stata prestare soccorso a chi ne aveva bisogno. Purtroppo, i suoi pazienti erano manifestanti contro il regime e questo l’ha fatto finire nell’elenco delle persone sgradite. Arash senza la sua professione si sente smarrito e senza uno scopo, così decide lucidamente di togliersi la vita. Si reca dai suoi tre fratelli per comunicargli la decisione e consegnare a ciascuno loro una pianta del suo ex studio medico, invitandoli a prendersene cura. Infine, insieme ai fratelli, va a fare visita alla madre…
“Vivendo in Iran – ha raccontato il regista – dove le difficoltà economiche, l'incertezza politica e la costante ombra della guerra sono diventate parte della vita di tutti i giorni, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura l’una dell’altra e a creare piccoli momenti di speranza. Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l'assenza di sofferenza, ma i legami invisibili che ci uniscono, la sensazione che la nostra esistenza sia intrecciata con quella degli altri”.
Scritto da Ali Asgari e Shadmehr Rastin, “Un po’ di luce” è un film splendido, abitato da grazia e delicatezza. Il protagonista pianifica lucidamente la propria fine, andando a comunicare la sua decisione ai tre fratelli e alla madre; ma con loro, soprattutto con la madre fa esperienza di una ritrovata tenerezza, di una brezza di calore e colore, che gli fanno prendere in considerazione la possibilità della speranza. “‘Un po’ di luce’ – ha indicato l’autore – esplora il fragile spazio tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita. Attraverso gesti ordinari e incontri apparentemente insignificanti, rivela come un senso possa emergere dai momenti a prima vista più banali: un atto di gentilezza, una presenza familiare, un silenzio condiviso o il tocco delicato della mano di una madre”.
Asgari firma un piccolo gioiello, il racconto di giorni duri, difficili, nel Paese, dove a dare forza e coraggio per andare avanti è la custodia dei legami. La famiglia. Un film composto, in sottrazione, marcato da dolcezza e poesia. Un’opera che prende il via da note tragiche, mai urlate, per approdare a un inno alla vita, a una ritrovata fiducia. Consigliabile, poetico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria. Per la delicatezza del tema, il film richiede un pubblico adulto e di adolescenti accompagnati.

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