“Il mio nome è Carlo”, la vita di Acutis su Canale 5 a un anno dalla canonizzazione

venerdì 25 Settembre 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

A un anno dalla canonizzazione, celebrata il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV, cinema e televisione raccontano la figura di Carlo Acutis e il suo straordinario carisma: un testimone di fede giovanissimo, morto a soli quindici anni (il 12 ottobre 2006, vent’anni fa), ma acceso dall’amore per la vita, l’Eucaristia e il desiderio di tradurre quella fede ancora così piccola per età, ma già granitica, in azioni di bene e carità. Tra i primi progetti audiovisivi in arrivo c’è il film tv “Il mio nome è Carlo”, in onda su Canale 5 il 27 settembre in prima serata, diretto da Giacomo Campiotti, una produzione Rti-Mediaset e Movie Magic International, con la collaborazione di Officina della Comunicazione. A interpretare Carlo Acutis è Samuele Carrino, mentre Lucia Mascino e Flavio Parenti sono i genitori Antonia Salzano e Andrea Acutis. Nel cast anche Maurizio Donadoni e Brayan Palliyagoda. Il punto sul film in anteprima.

Ribellarsi alla vita da “fotocopia”
“Originale e non fotocopia”. Le parole di Carlo Acutis sono un’istantanea terminologica che ben coglie la straordinarietà di una vita breve abitata da luminosità e “complessità”. Il film tv “Il mio nome è Carlo” parte da Milano nel 1995, quando Carlo è ancora un bambino che brilla per una curiosità vivace. I genitori Antonia e Andrea, assorbiti da un lavoro intenso, assumono come aiuto in casa Rajesh, ventenne di origini indiane. Tra Carlo e Rajesh si stabilisce da subito un legame affettuoso e solido, e il giovane uomo diventa così uno dei primi testimoni, insieme alla mamma Antonia, della singolarità di Carlo: fin da piccolo esprime infatti il desiderio di entrare in chiesa e avvicinarsi all’Eucaristia, divenendo in poco tempo un beniamino della parrocchia e un giovane aiutante nel catechismo. Oltre a trascorrere il tempo con gli amici, Carlo si prodiga per i senzatetto e i più fragili nel capoluogo lombardo, ma anche nella continua testimonianza di fede. Appena adolescente progetta una mostra digitale sui miracoli eucaristici sfruttando le nascenti potenzialità di Internet.

Un racconto che parla ai più giovani
“Ho accettato con entusiasmo di lavorare a questo film perché la storia di Carlo può essere molto ispirante, soprattutto per i ragazzi”. Così il regista Giacomo Campiotti, autore anche della sceneggiatura con Carlo Mazzotta, nel chiarire la linea narrativa del film, che vuole abbracciare un pubblico ampio, piccoli e adolescenti. Da questo punto di vista l’opera beneficia di certo della grande popolarità di Carlo Acutis tra le giovani generazioni, in Italia e all’estero, ma anche della freschezza narrativa propria di Campiotti. Tra i suoi lavori si ricordano molti racconti religiosi e storie declinate ad altezza di ragazzo: da “Preferisco il paradiso” (2010) su san Filippo Neri a “Bianca come il latte, rossa come il sangue” (2013) e la serie “Braccialetti rossi” (2014-16). Campiotti porta dunque la sua cifra stilistica riconoscibile, molto dolce e ariosa, nell’affrontare la vita straordinaria di Carlo Acutis, traducendone la “complessità” in maniera semplice, con un racconto dal passo gentile. Già il titolo, “Il mio nome è Carlo”, instaura da subito una relazione diretta, colloquiale, con lo spettatore: ci racconta la storia di una persona vicina, prossima, quasi di famiglia.


Il regista ci mostra tre fasi della giovane esistenza di Carlo: bambino, preadolescente e adolescente. Tre quadri visivi, in cui si alternano tre diversi attori, dove il personaggio cresce nella fede e nella consapevolezza che la sua vita seguirà una traiettoria diversa, percependone anche la fine anzitempo, enfatizzata da un ricorrente simbolismo religioso. Presagi che avverte anche la mamma Antonia, che il giovane Carlo rincuora e accompagna ad accettare senza timore e con una ritrovata fede. “Nel film sono Rajesh e la mamma le persone che seguono il piccolo Carlo e ne scoprono, giorno dopo giorno, il suo essere speciale, quasi un ‘marzianino’”, ha indicato sempre Campiotti. “Un bambino che vive in una dimensione spirituale, ancora connesso al Cielo. Sensibile, buono, ma anche forte e carismatico. Quando incontra Gesù ne è profondamente toccato e cerca, nel suo piccolo, di mettere in pratica i suoi insegnamenti”.


La linea stilistico-narrativa è descrittiva, semplice, puntellata qua e là da piccoli inciampi mielosi o didascalici. Nel complesso, però, l’opera si muove con grande rispetto nei confronti della vita del giovane santo e dei suoi familiari, provando a sciogliere tutta la “complessità” di un’esistenza straordinaria, genuinamente “controcorrente” in ogni situazione, familiare, scolastica, parrocchiale e sociale, in un percorso di comprensione che diventa accessibile e avvolgente. Gli interpreti, in testa Samuele Carrino e Lucia Mascino, abitano con misura i personaggi, offrendo una prova convincente e sentita.
“Il mio nome è Carlo” è una proposta valida, dal respiro divulgativo, che punta a far conoscere la figura e il carisma di Carlo Acutis soprattutto ai più giovani, con un invito a essere “rivoluzionari” nella propria esistenza e testimonianza di fede, mantenendosi sempre originali e mai grigie fotocopie. Raccomandabile, semplice, per dibattiti.

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