In sala il film francese “Santiago”, parabola di smarrimento e rinascita
sabato 26 Settembre 2026
Un articolo di:
Sergio Perugini
Ad accendere di recente l’attenzione (cinematografica) sul Cammino di Santiago di Compostela è stato Checco Zalone con il suo “Buen camino” (Medusa), diretto da Gennaro Nunziante, che ha conquistato il box office stabilendo il record italiano di oltre 76 milioni di euro di incasso. Un racconto di ricentramento nella vita, ma con la consueta cifra comico-irriverente alla Zalone. Dal 24 settembre è nelle sale con Officine Ubu “Santiago. Un cammino per ricominciare” (“Compostelle”), film francese scritto e diretto da Yann Samuell, un’opera di finzione che si basa su storie vere tratte dal libro “Marche et invente ta vie” di Bernard Ollivier. Giovani smarriti, a un passo dalla detenzione, che sperimentano un “cammino di rottura” con un accompagnatore-educatore che diventa il più delle volte un’esperienza di vita che apre a un cambiamento e a un possibile reinserimento sociale. Interpretato con efficacia da Alexandra Lamy e Julien Le Berre, “Santiago” è un piccolo gioiello, un racconto di formazione che si muove da una storia di solitudine e incomprensione verso una parabola di rinascita e speranza. Una bella sorpresa da non perdere.
Fred e Adam bloccati sul binario della vita sbagliato
Francia, oggi. Fred è una professoressa che ama il suo lavoro, ma sta vivendo un momento di difficoltà: è in crisi con il marito e ha un dialogo spinoso con la figlia Nina. A complicare le cose arriva il suo licenziamento: in un momento di acceso confronto con uno studente ha perso la calma e lo ha schiaffeggiato. Per rimettersi in partita, accetta di fare da guida per un’associazione di volontariato che si occupa di reinserire adolescenti difficili, con problemi con la giustizia, accompagnandoli nel Cammino di Santiago di Compostela, da Le Puy-en-Velay, nell’Alta Loira, alla città spagnola nei pressi della costa atlantica. A Fred viene affidato il quasi diciottenne Adam, che rischia la detenzione. I due si mettono in marcia, carichi di diffidenza e scarsa volontà di instaurare un rapporto fiduciario. E la prima parte del percorso si rivela letteralmente in salita, tra liti burrascose, tiri mancini e abbandoni. Lungo il tragitto però, dopo un confronto franco e senza filtri, qualcosa inizia a cambiare. Per entrambi.
La forza di un racconto sociale dai riverberi educativi e spirituali
“Quando i produttori Dalil Merad e Marc de Dommartin mi hanno contattato – ha dichiarato il regista – desideravano realizzare un film sull’adolescenza. Per due anni abbiamo esaminato numerosi fatti di cronaca e letto moltissimo sulla gioventù in difficoltà. Ma non avevo voglia di realizzare un film d’accusa (…). Poi ci siamo imbattuti nel libro di Bernard. L’ho letto e ho pianto molto. E mi sono detto che da quelle esperienze, nate grazie alla sua associazione, si poteva trarre un film”. Così il francese Yann Samuell raccontando la genesi dell’opera. “Ciò che mi ha interessato – ha aggiunto – (…) è anche il fatto che i due personaggi, il giovane e l’adulta, partono con gli stessi handicap, solo che quelli di Fred sono socialmente più accettati. Infine, c’è il fatto che quando si parte per un cammino così lungo si porta con sé materialmente solo l’essenziale, e ci si spoglia anche intellettualmente del superfluo per ritrovarsi faccia a faccia con se stessi”.
“Santiago. Un cammino per ricominciare” è un’opera apparentemente semplice, dall’impianto narrativo prevedibile, ossia una storia di smarrimento e rinascita. A colpire però sono alcuni elementi nel racconto e il modo in cui il regista li ha gestiti con cura e originalità.
Anzitutto la caratterizzazione di Fred e Adam – che Alexandra Lamy e Julien Le Berre cesellano con trasporto e realismo –, due persone sbeccate, fallate dalla vita e spiaggiate su un binario morto: lei ha perso tutto, lavoro e famiglia, mentre lui è stato rifiutato dalla madre sin da piccolo e ha iniziato a delinquere per gridare tutto il suo dolore e risentimento. Fred e Adam si ritrovano controvoglia insieme, sul Cammino di Santiago, senza alcuna motivazione a livello esistenziale e men che meno spirituale. Il viaggiare insieme, “denudandosi” giorno dopo giorno delle loro armature e sovrastrutture protettive, li mette l’uno di fronte all’altra, in sincerità e vulnerabilità. Fred e Adam si riconoscono, si accolgono e si aiutano nel loro faticoso cammino della speranza.
L’opera, nel suo snodarsi come road movie lungo le tappe più o meno conosciute del cammino giacobeo, offre dei quadri visivo-narrativi suggestivi e originali: ad esempio, affronta il tema della persona con disabilità (con il personaggio di Estella, Maëlle Vidou) in maniera acuta e non banale, lontana da falsi pietismi. Esplora poi con sguardo vibrante anche il tema della spiritualità (ricordando che l’autore non è credente). In particolare, incisiva e toccante è la sequenza in un monastero spagnolo dove Fred e Adam trovano rifugio una notte: lì il giovane turbolento improvvisa una rilettura dell’“Ave Maria” in chiave rap, componendo una supplica attuale e struggente.
“Santiago. Un cammino per ricominciare” presenta molte piste tematiche, da quella sociale, con il recupero e il reinserimento di giovani attenzionati alla giustizia, al tema della formazione, dialogo e ascolto, in ambito familiare e scolastico. Un film stratificato, ben governato e interpretato, che si carica di un vigoroso e non scontato respiro di speranza. Da vedere, e magari approfondire anche in occasioni educative e pastorali. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.