Commedie di denuncia (feroce), “Digger” e “Sotto a chi tocca”

sabato 3 Ottobre 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

Quando il cinema ricorre al teatro e all’umorismo nero, feroce, per denunciare le storture del nostro tempo. Un tratto stilistico che unisce due titoli nelle sale a ottobre. Anzitutto il Premio Oscar Alejandro González Iñárritu con “Digger”, satira pungente e grottesca su un capitalismo aggressivo. L’autore messicano offre a Tom Cruise un ruolo magnifico, finalmente da Oscar. Un film di denuncia, ecologista, amaro e disperante. In uscita anche la terza regia di Giorgio Pasotti, “Sotto a chi tocca”, il racconto di un colloquio di lavoro sfidante e disumano quasi come una prova di “Squid Game”. Un film denuncia sul binario della commedia fosca, su binario teatrale.

“Digger” (Cinema, 1° ottobre)
Il regista messicano Alejandro González Iñárritu – suoi “Birdman” (2014, Oscar miglior film, regia) e “Revenant” (2015, Oscar regia) – torna dietro alla macchina da presa con “Digger”, film audace, acuto e graffiante, uno sguardo feroce sulla nostra contemporaneità attraverso il filtro della commedia nera e le dinamiche della messa in scena teatrale. Un racconto di denuncia, ecologista, che arriva come uno sberleffo feroce, uno schiaffo raggelante davanti a un domani pronto a collassare in chiave distopica. Il film poggia sull’interpretazione acrobatica di Tom Cruise, in un ruolo stratificato e tragicomico. Una prova da Oscar, forse la volta buona per il divo “a stelle strisce” (candidato per “Nato il quattro luglio”, “Jerry Maguire” e “Magnolia”). Nel cast anche Jesse Plemons e Sandra Hüller.
La storia. Stati Uniti, Digger Rockwell è un ricco e influente petroliere, stretto da forti legami con la politica. È abituato a comprare tutto e ad avere tutti ai suoi piedi. Il suo rampantismo senza regole si rivela però pericoloso per la salute dell’umanità e del Pianeta…

“Questo film è nato 10 anni fa – ha indicato il regista – [ma] la realtà ha continuato a superare la nostra versione romanzata (…) ogni giorno in questi nove anni, ha superato la finzione, lasciandoci indietro, costringendoci ad adattarci, facendoci sentire come se la terra sotto i nostri piedi, come il permafrost, stesse per crollare. Abbiamo imparato che la realtà ci offre gli eventi, ma è l’immaginazione che ci permette di riconoscerci in essi”.
Iñárritu ha orchestrato un film ambizioso e sorprendente. Una denuncia politico-sociale, mascherata da farsa grottesca. Ci ha messo davanti le gesta di un uomo imbottito di denaro e di potere, ma disperso nella sua miseria umana e follia megalomane; un magnate che ha contribuito a spingere la velocità della Terra verso il suo collasso ambientale. Una commedia nera che ruota come una performance teatrale, assurda e brutale, ilare e tragica, servendo un finale – dopo un acuto colpo di scena – sconfortante e tragico. Un quadro pessimista sulla condotta dell’uomo e il suo destino sul Pianeta.


Geniale e irriverente, il film parte con carattere, ma inciampa lungo il cammino preda di una narrazione non sempre fluida, spesso avvitata su se stessa. A salvare il film, al di là del notevole habitus visivo-formale, è la prova degli attori, in testa Cruise, straordinario. Un’opera dall’elevato potenziale, che però smarrisce vigore e incisività per mancanza di compattezza e controllo narrativo. “Digger” conquista concettualmente, ma non del tutto a livello stilistico o come esperienza spettatoriale. Complesso, problematico, per dibattiti.

“Sotto a chi tocca” (Cinema, 8 ottobre 2026)
La sua prima regia, “Io, Arlecchino” (2014), è stata un omaggio alla sua terra bergamasca e all’iconica maschera della commedia dell’arte. E dopo l’incursione nell’umorismo nordico con “Abbi fede” (2020), il popolare interprete Giorgio Pasotti torna alla regia con una nuova commedia, questa volta amara e feroce: “Sotto a chi tocca”, di cui è autore della sceneggiatura insieme a Federico Baccomo, dal testo teatrale “Il metodo Gronhölm” (2003) di Jordi Galceran Ferrer. Uno sguardo affilato e impietoso sul mondo del lavoro oggi, sui processi di selezione sempre più competitivi e dai metodi discutibili. Protagonisti Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi e Giacomo Giorgio.
La storia. Torino, oggi. Sei professionisti si ritrovano nella sala riunioni di una grande multinazionale. Sono tutti lì per lo stesso colloquio, la posizione di direttore commerciale. A valutarli però non c’è nessuno, fatta eccezione per sei cellulari sul tavolo e un televisore da cui una fantomatica segretaria dispensa obiettivi. È l’inizio di uno spietato gioco di ruolo, a eliminazione. Solo uno avrà il posto…

“Il film – indica il regista – ritrae sei protagonisti spiati come cavie da laboratorio: nella precarietà divenuta emergenza sociale, la competizione impone una lotta feroce, regolata da norme assurde e disumanizzanti”. Pasotti firma una commedia nera, sempre pronta a sconfinare nel dramma sociale. Ci offre uno spaccato duro, seppure ricorrendo all’ironia, del mondo del lavoro e delle sue regole di ingaggio. Performanza a tutti i costi e velata, ma neanche troppo, spietatezza decisionale. Solo uno primeggia. Solo uno si salva. Un gioco ferino dove non c’è solidarietà, ma neanche umanità. Un racconto che si snoda in pochi ambienti, sempre al chiuso, in uffici dalle luci abbaglianti e asettiche. Un’opera che conserva molto dell’esperienza teatrale originaria. Convince l’idea di fondo, la carica di denuncia attraverso la maschera della commedia, come pure lodevoli le interpretazioni del cast, ottimo; a livello di regia, non tutto è sempre inappuntabile (qua e là piccole sbavature e scivolate tematico-narrative di troppo), ma nel complesso è un’opera valida, originale, di stringente attualità. Complesso, problematico, per dibattiti.

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