Maigret l’amore e la morte

Valutazione
Complesso, Problematico
Tematica
Amore-Sentimenti, Donna, Famiglia, Fede, Malattia, Matrimonio - coppia, Morte, Tematiche religiose
Genere
Giallo
Regia
Pascal Bonitzer
Durata
80'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
Maigret et le mort amoureux
Distribuzione
Lucky Red
Soggetto e Sceneggiatura
Pascal Bonitzer, dal romanzo "Maigret e gli aristocratici" di George Simenon.
Fotografia
Pierre Milon
Musiche
Alexei Aigui
Montaggio
Monica Coleman
Produzione
SBS Productions, Versus Production, Proximus e BE TV

Interpreti e ruoli

Denis Podalydes (Jules Maigret), Anne Alvaro (Jacqueline Larrieu), Manuel Guillot (Détective Janvier), Irene Jacob (Louise Maigret), Dominique Reymond (La principessa Isi de Vuynes), Laurent Poitrenaux . (Philippe de Vuynes), Julia Faure (Juliette), Cyril Gueï (Lapointe), Micha Lescot (Mazeron)

Soggetto

Parigi, inizio anni 2000. Il commissario Maigret viene convocato d’urgenza al Ministero degli Affari Esteri: l’ex ambasciatore monsieur Berthier-Lagès è stato trovato morto nel suo appartamento. Il caso si presenta difficile e delicato perché è una figura di spicco della diplomazia e dell’alta società parigina. A Maigret sono chieste massima discrezione e sollecitudine.

Valutazione Pastorale

Jules Maigret, commissario nato dalla prolifica penna di George Simenon, appartiene senza dubbio all’“Olimpo” delle figure investigative che occupano un posto speciale nell’immaginario collettivo – insieme a Sherlock Holmes, Hercule Poirot, ma anche Nero Wolfe e Miss. Marple – capaci di attraversare generazioni e di ispirare numerosissime trasposizioni cinematografiche e serie tv. A quattro anni di distanza da “Maigret” di Patrice Leconte con Gérard Depardieu (una rilettura libera al punto da stravolgere completamente la trama del romanzo al quale si ispirava), nelle sale italiane a fine settembre 2026 arriva “Maigret l’amore e la morte” dell’ottantenne regista Pascal Bonitzer (“Alibi e sospetti” del 2008, dal romanzo di Agatha Christie “Poirot e la salma”), che ne scrive anche la sceneggiatura. A prestare il volto al capo della Omicidi è Denis Podalydès, attore, regista e sceneggiatore francese con una solida carriera tra teatro, cinema e Tv, affiancato da Dominique Reymond, Anne Alvaro, Manuel Guillot, Irène Jacob e Micha Lescot.
La storia: Parigi, inizio anni 2000. Il commissario Maigret viene convocato d’urgenza al Ministero degli Affari Esteri: l’ex ambasciatore monsieur Berthier-Lagès è stato trovato morto nel suo appartamento. Il caso si presenta difficile e delicato perché è una figura di spicco della diplomazia e dell’alta società parigina. A Maigret sono chieste massima discrezione e sollecitudine nel portare avanti e chiudere l’inchiesta. Arrivato sul luogo del delitto il Commissario rimane colpito dall’atteggiamento e dalle reazioni della domestica Jacqueline Larrieu, ma soprattutto dall’enorme quantità di lettere che l’ex ambasciatore ha custodito per anni: la corrispondenza amorosa con la principessa de Vuynes. Un amore corrisposto, ma mai consumato, rimasta vedova proprio qualche giorno prima. Una storia nota, peraltro, a tutta la buona società parigina, comprese le famiglie dei due.
Simenon ha scritto e pubblicato il romanzo a cui l’autore s’ispira “Maigret e i vecchi signori, (“Maigret e gli aristocratici”) nel 1960. E già allora questa storia d’amore, due vite che procedono parallele che s’incontrano quotidianamente nel racconto minuzioso delle rispettive giornate, sentimenti che vivono solo nel cuore dei protagonisti, deve essere apparsa di non facile comprensione (per non parlare dell’attaccamento della governante e il suo bisogno di preservare l’onore, la rispettabilità, della persona a cui ha dedicato l’esistenza). Figuriamoci con questa rivisitazione ambientata all’inizio degli anni 2000: un salto temporale che preserva l’indagine dai ritmi e dalle dinamiche forsennate legate all’uso delle attuali tecnologie, qui appena accennate tra computer e cellulari. Tecnologie che Maigret si guarda bene dall’usare, per continuare a indagare nell’animo dei personaggi, cercando la verità tra colloqui serrati, domande lanciate come pallottole alla ricerca della contraddizione, della crepa che può aprire la via alla verità. Podalydès, però, ci restituisce un Maigret più asciutto (in tutti i sensi), lontano dalla lentezza, dal pudore, dallo stupore e dal desiderio di capire a cui il Commissario ci ha abituati nei 75 romanzi di Simenon. Per di più Bonitzer cambia il finale, con un acuto “femminista” che stravolge il senso e toglie ogni drammaticità e originalità alla storia. Perché? Complesso, problematico.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria.

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