Fatherland

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Dialogo, Famiglia, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Guerra, Letteratura, Morte, Musica, Politica, Storia
Genere
Drammatico, Psicologico, Storico
Regia
Pawel Pawlikowski
Durata
82'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Francia, Germania, Italia, Polonia
Titolo Originale
Fatherland
Distribuzione
MUBI
Soggetto e Sceneggiatura
Paweł Pawlikowski, Henk Handloegten
Fotografia
Łukasz Żal
Musiche
Marcin Masecki
Montaggio
Paweł Pawlikowski, Piotr Wójcik PSM
Produzione
Mario Gianani, Lorenzo Mieli, Lorenzo Gangarossa, Ewa Puszczyńska, Jeanne Tremsal, Edward Berger, Dimitri Rassam . Casa di produzione: Our Films, Extreme Emotions, Nine Hours, Chapter 2

In Concorso al 79° Festival di Cannes (2026), Premio miglior regia

Interpreti e ruoli

Hanns Zischler (Thomas Mann), Sandra Huller (Erika Mann), August Diehl (Klaus Mann)

Soggetto

Francoforte 1949, Thomas Mann e sua figlia Erika sono in viaggio a bordo di una Buick per delle conferenze. È un ritorno in Germania dopo anni trascorsi negli Stati Uniti, ritrovando una terra natia divisa e polarizzata. Dopo Francoforte i due si spostano a Weimar, sotto l’egida sovietica. Nel mentre li raggiunge la notizia del suicidio del gemello di Erika, Klaus. Un dolore che spezza padre e figlia, ma con reazioni differenti…

Valutazione Pastorale

“Affronta i tumulti della storia, l’esilio e il nostro bisogno trascendentale di un senso di appartenenza. Coniuga inoltre un momento storico drammatico e una vicenda umana molto particolare”. Il regista polacco Pawel Pawlikowski – suoi “Ida” (2013, Oscar miglior film internazionale) e “Cold War” (2018) – introduce così il suo nuovo film “Fatherland”, accolto con entusiasmo al 79° Festival di Cannes dove ha ottenuto il premio per la miglior regia. L’opera muove da fatti veri, dalle biografie del Premio Nobel Thomas Mann e di sua figlia Erika, in viaggio nella Germania nel Secondo dopoguerra. A interpretarli gli ottimi Hanns Zischler e Sandra Hüller. Coprodotto dall’italiana Our Films, è in sala con Mubi dal 16 ottobre.
La storia. Francoforte 1949, Thomas Mann e sua figlia Erika sono in viaggio a bordo di una Buick per delle conferenze. È un ritorno in Germania dopo anni trascorsi negli Stati Uniti, ritrovando una terra natia divisa e polarizzata. Dopo Francoforte i due si spostano a Weimar, sotto l’egida sovietica. Nel mentre li raggiunge la notizia del suicidio del gemello di Erika, Klaus. Un dolore che spezza padre e figlia, ma con reazioni differenti…
La polarizzazione che serpeggia nella Germania del 1949 produce “due narrazioni che appiattiscono tutto – indica il regista – tolgono l'ossigeno, ti costringono a schierarti e, lentamente, soffocano la capacità di discernimento e la libertà di parola. Per Mann, l’unica difesa contro questa riduzione ideologica era l’Arte”. Con grande finezza visiva e narrativa, Pawlikowski entra nell’animo aggrovigliato di un Paese e in quello di uno dei suoi maggiori intellettuali. Uno sguardo parallelo giocato tra mondo esterno e dimensione introspettiva, tra le rovine di un Paese dilaniato e quelle di un uomo, di una famiglia, sbeccata dalla vita e mutilata dal suicidio di un figlio. È la metafora di un lutto, verso una patria che non c’è più e un figlio-fratello scomparso, uno strappo che ha bisogno di essere elaborato, pianto.
Un racconto governato con grande maestria, in uno splendido e raffinato bianco e nero, che si chiude con una sequenza marcata da poesia. Un’opera stratificata, attraversata da più riferimenti e piste tematiche, che brilla soprattutto per la regia e i due interpreti. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.

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