In Concorso all'83a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026), Coppa Volpi miglior attore John Malkovich
Interpreti e ruoli
John Malkovich (Chris), Sam Rockwell (Lee), Steve Buscemi (M.J.), Mariana Di Girolamo (Monica), Ailin Salas (Alicia), Tom Waits (fratello di Chris), Parker Posey (Marge Chesterfield)
Soggetto
Cile 1973, estate. Poche settimane prima del colpo di Stato, gli agenti CIA Chris e Lee si mettono in viaggio verso l’Isola di Pasqua in cerca di evasione e risposte. Chris, il più anziano, vede la sua esistenza vicina al capolinea e così, con fare dolente e ironico, riavvolge il nastro dei ricordi “professionali”, compresi i delitti di cui si è macchiato. Dall’altro lato Lee, sulla cinquantina, dimostra maggiore distacco, pronto a sbarazzarsi di ogni minaccia. Il loro capo MJ chiede proprio a Lee di “risolvere il problema” Chris, diventato ingestibile…
Valutazione Pastorale
Dopo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” (2017) e “Gli Spiriti dell’Isola” (2022), il Premio Oscar Martin McDonagh si è presentato in gara alla Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2026) con “Wild Horse Nine”, film che ha sfiorato il Leone d’oro e ha consegnato il premio per la miglior interpretazione maschile, la Coppa Volpi, a John Malkovich. Il film, scritto e diretto con il suo stile inconfondibile, crudo e pungente, colto e sarcastico, offre una polaroid degli anni ’70 in America Latina, infiammati da agitazioni sociali e colpi di Stato. L’autore pedina due agenti della CIA a poche settimane dall’assalto alla presidenza di Salvador Allende in Cile. Coprotagonista insieme a Malkovich è Sam Rockwell; nel cast anche Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits e Parker Posey. Nelle sale con Searchlight Pictures - Disney dal 5 novembre 2026.
La storia. Cile 1973, estate. Poche settimane prima del colpo di Stato, gli agenti CIA Chris e Lee si mettono in viaggio verso l’Isola di Pasqua in cerca di evasione e risposte. Chris, il più anziano, vede la sua esistenza vicina al capolinea e così, con fare dolente e ironico, riavvolge il nastro dei ricordi “professionali”, compresi i delitti di cui si è macchiato. Dall’altro lato Lee, sulla cinquantina, dimostra maggiore distacco, pronto a sbarazzarsi di ogni minaccia. Il loro capo MJ chiede proprio a Lee di “risolvere il problema” Chris, diventato ingestibile…
“Ho pensato che sarebbe stato interessante – ha dichiarato il regista – affrontare il senso di colpa di una persona e il suo atteggiamento nei confronti di ciò che ha fatto. È anche un cattolico, quindi entrano in gioco il senso di colpa, i peccati e tutto quel genere di cose”.
McDonagh firma un’opera come sempre potente e densa. Una commedia nera, tragica, dove due spietati agenti della CIA, che hanno fatto fumare le loro pistole, ora si trovano a confrontarsi sulle proprie azioni, davanti alla prospettiva della morte, a un’età in cui affiorano esitazioni e rimpianti. Un gioco a due dolente, esilarante e irriverente, che brilla sia per il contributo di McDonagh tra regia e scrittura, che per i due interpreti di ruggente bravura.
Non è facile entrare in partita con il film, che dimostra stratificazione e sottotesti (toccando anche temi non poco divisivi), puntellato da un ripetuto simbolismo religioso. McDonagh, insistendo sulla presenza del crocifisso nel corso della narrazione, è come se volesse tratteggiare i due agenti-“criminali” come i due ladroni sulla croce accanto a Gesù, forse con la speranza che almeno uno di loro cerchi in ultimo il perdono.
“Wild Horse Nine” è un film di carattere, lontano dal facile o scontato, che richiede un confronto accorto da parte dello spettatore (di certo adulto), chiamato a coglierne i diffusi riferimenti storici e rimandi simbolici. McDonagh è un autore maturo che conferma talento e originalità. Complesso, problematico, per dibattiti.
Utilizzazione
Per la complessità dei temi in campo, il film richiede un pubblico adulto.
