Presentato fuori Concorso al 78° Festival di Cannes (2025)
Interpreti e ruoli
Jodie Foster (Lilian Steiner), Daniel Auteuil (Gabriel Haddad), Virginie Efira (Paula Cohen-Solal), Mathieu Amalric (Simon Cohen-Solal), Vincent Lacoste (Julien Haddad-Park)
Soggetto
Parigi, oggi. Lilian Steiner è una nota psichiatra. La sua routine viene stravolta quando scopre che una delle sue pazienti, Paula, è morta in circostanze sospette. Lilian non si da pace e inizia a indagare, sospettando in primis del marito della donna, Simon. Ad affiancare Lilian nelle ricerche è il marito Gabriel, con cui i rapporti sono un po’ dispersi…
Valutazione Pastorale
Una bella sorpresa “Vita privata” (“Vie privée”), l’ultimo film della regista-sceneggiatrice francese Rebecca Zlotowski – suoi “Planetarium” (2016) e “I figli degli altri” (2022) –, presentato fuori concorso al 78° Festival di Cannes (2025) e nei cinema dall’11 dicembre con Europictures. Punto d’attrazione nonché perno del racconto è la protagonista, l’attrice hollywoodiana due volte Premio Oscar Jodie Foster, che ha accettato di mettersi in gioco con un set a Parigi e soprattutto in lingua francese. A convincerla il copione, un giallo enigmatico che si muove tra sfumature di poliziesco, giallo dell’anima con dinamiche psicologiche ma anche acuti inserti di umorismo sofisticato tipicamente francese. A corroborare l’impianto del film validi comprimari: Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric e Vincent Lacoste.
La storia. Parigi, oggi. Lilian Steiner è una nota psichiatra. La sua routine viene stravolta quando scopre che una delle sue pazienti, Paula, è morta in circostanze sospette. Lilian non si da pace e inizia a indagare, sospettando in primis del marito della donna, Simon. Ad affiancare Lilian nelle ricerche è il marito Gabriel, con cui i rapporti sono un po’ dispersi…
“Mi fu subito chiaro – ha raccontato la regista – che questa psichiatra dovesse sentirsi così oppressa dal senso di colpa per la morte della sua paziente da iniziare a chiedersi se fosse stato davvero un suicidio. (…) Ma su cosa sta indagando veramente? Su sé stessa, una donna borghese un tempo così stabile, ora scossa dal proprio fallimento? Sulla sua paziente, la cui voce un tempo echeggiava nello studio e ora è caduta nel silenzio per sempre? Sulla propria responsabilità? O semplicemente su un crimine – ma quale, e perché? L’intero film diventa la messa in scena e il dipanarsi di quel dubbio”.
Rebecca Zlotowski firma un film acuto ed enigmatico, che si muove in maniera sinuosa tra i tornanti della realtà e dell’inconscio della protagonista. Un viaggio che oscilla tra realtà e sogno, tra verità e apparenza. Il film pedina la psichiatra Lilian Steiner che, colta dalla notizia della morte della sua paziente, perde il proprio centro e precipita in una vertigine di angoscia e dubbi. Si domanda chi abbia ucciso la donna, ma al contempo si interroga su di sé, sulle proprie responsabilità ma anche su quel che resta della propria vita familiare, con un matrimonio spiaggiato e un rapporto con il figlio appannato.
La regia della Zlotowski è abile nel percorrere i vari sentieri in campo, mescolando realtà e sogno, facendo perno sull’interpretazione riuscita e inappuntabile della Foster. Un film fumoso, psicologico, acuto e brillante, cui si perdonano anche lungaggini di troppo e sbavature qua e là. Un racconto-puzzle intrigante per uno spettatore adulto, capace di cogliere e approfondire le varie piste narrative. Complesso, problematico, per dibattiti.
Utilizzazione
Per i temi in campo, il film richiede un pubblico adulto.
