Dentro la Tv: Su Netflix “La legge di Lidia Poët”, in casa Rai “Roberta Valente”

martedì 21 Aprile 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

Premessa. Non c’è dubbio, la serialità italiana è sempre più guidata da protagoniste femminili. In particolare, racconti che si misurano con il tema della giustizia e della legalità hanno al centro donne tenaci, battagliere, acute e brillanti. Dall’inizio del 2026 ecco primati: su Rai Uno è sul podio “Imma Tataranni” con Vanessa Scalera, ben affiancata da “La preside” con Luisa Ranieri, mentre su Canale 5 la tripletta vincente “Vanina” con Giusy Buscemi, “Una nuova vita” con Anna Valle e “A testa alta” con Sabrina Ferilli. Racconti diversi tra loro, accomunati da personaggi convincenti e ben sfaccettati, capaci di trainare storie e appassionare il pubblico. Tra le novità, su Netflix il capitolo finale del giallo-legal “La legge di Lidia Poët” con Matilda De Angelis e su Rai Uno il mélo “Roberta Valente. Notaio in Sorrento” con Maria Vera Ratti.

La Legge Di Lidia Poët. (L to R) Liliana Bottone as Grazia Fontana, Matilda De Angelis as La Legge Di Lidia Poët in episode 306 of La Legge Di Lidia Poët. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

“Lidia Poët”. “Appartiene pienamente al XIX secolo, ne attraversa i temi e le battaglie, ma è anche un’eroina contemporanea, capace di parlare al nostro presente”. Così Tinny Andreatta, vice-presidente Netflix, salutando la terza e ultima stagione de “La legge di Lidia Poët”, serie targata Groenlandia, firmata da Guido Iuculano e Davide Orsini, diretta da Matteo Rovere, Letizia Lamartire e Pippo Mezzapesa. Protagonista l’ottima Matilda De Angelis, affiancata da Pier Luigi Pasino, Eduardo Scarpetta e Gianmarco Saurino. New entry della terza stagione è Liliana Bottone, nei panni di Grazia Fontana, una donna accusata dell’omicidio del marito; a difenderla Lidia insieme al fratello Enrico sostenendo la legittima difesa per violenze domestiche. La forza della serie risiede anzitutto nel personaggio, che prende le mosse dalla storia: Lidia Poët è la prima avvocatessa italiana, che ha ingaggiato una lunga battaglia per vedersi riconoscere l’abilitazione. Ancora, affascina l’ambientazione nella Torino del 1887 e i sontuosi costumi di Stefano Ciammitti realizzati dal laboratorio Tirelli. Convince inoltre il taglio del racconto, un giallo investigativo su binario legal che “ruba” alla tradizione britannica, ma declinato in chiave brillante, rock e irriverente. Una serie che trova attualità per i casi affrontati, ma anche per le battaglie della protagonista, determinata nel desiderio di indipendenza e parità di accesso alla professione. Al di là di qualche furbizia e gratuità, la serie funziona. Per un pubblico adulto. Consigliabile, problematica.

“Roberta Valente”. È sbocciata in primavera, quasi in chiusura di palinsesto prima delle repliche estive. È la miniserie “Roberta Valente. Notaio in Sorrento” diretta da Vincenzo Pirozzi, una produzione Rodeo Drive e Rai Fiction, con Maria Vera Ratti (“Il commissario Ricciardi”), Alessio Lapice ed Erasmo Genzini. La storia di un notaio nella cornice della costiera amalfitana, chiamata a dipanare casi professionali, tra contenziosi familiari e gialli, ma soprattutto a gestire irrisolti del proprio passato. Un racconto che oscilla tra commedia e dramma, con diffuse pennellate mélo-sentimentali. Una narrazione decisamente più piana, tipica della tradizione vecchio stile dell’ammiraglia Rai, che sembra rispolverare la formula “Capri” (2006-10). La serie ha trovato il favore del pubblico, con 3.4 milioni di spettatori e oltre il 21% di share. Consigliabile, semplice.

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