Interpreti e ruoli
Pierfrancesco Diliberto "Pif " (Arturo), Giusy Buscemi (Flora), Francesco Scianna (Tommaso), Carlos Hipolito (Papa Francesco), Maurizio Marchetti (Luigi Guarnieri), Domenico Centamore (Signor Cusumano), Barbara Giordano (Beatrice), Franz Cantalupo (Guido), Tommy Kuti (Sunkaru), Giuseppe Menzo (Roberto)
Soggetto
Palermo, Arturo è un agente immobiliare capace e brillante. Ha una passione incontenibile per i dolci, soprattutto siciliani, mentre sul campo da calcio dimostra velleità meno solenni. Un giorno fa da consulente a Flora per l’individuazione di un locale adatto ad aprire una pasticceria. E Arturo si innamora di lei al primo sguardo. Tra i due in poco tempo nasce un legame. Flora è una ragazza molto credente e Arturo le lascia credere lo stesso di lui; in occasione però della Settimana Santa, della rappresentazione della via Crucis (dove Arturo è chiamato a interpretare Gesù), le sue “bugie” crollano. Confessa a Flora, a tutti, di essere agnostico. Vuole però mettersi in gioco davvero con la fede cattolica e provare a vivere secondo il Vangelo. Trova come padre spirituale papa Francesco, che gli appare in casa in chiave onirica dopo un’indigestione di dolci. Papa Francesco diventa una guida cui rivolgere ogni tipo di domanda, compresi aneddoti su dolci e arancine. Un dialogo intenso, ironico, marcato da tenerezza, che spinge Arturo a guardarsi dentro e a trovare un suo equilibrio esistenziale e relazionale…
Valutazione Pastorale
Una commedia sentimentale che si gioca in un perimetro più ampio, quello della pratica religiosa e della ricerca della fede. È “…Che Dio perdona a tutti” firmato da Pierfrancesco Diliberto, per tutti Pif, un’opera che prende le mosse dal suo romanzo del 2018. Un viaggio esistenziale tra i tornanti del cuore e quelli della fede di un cinquantenne, Arturo – alter ego ricorrente di Pif dai tempi de “La mafia uccide solo d’estate” (2013) – che si dichiara agnostico e trova come padre spirituale, e amico immaginario, papa Francesco. E proprio al Papa argentino l’opera regala un sentito omaggio, al suo essere stato un pastore accogliente, attento a curare il dialogo con i distanti. Scritto insieme a Michele Astori, “…Che Dio perdona a tutti” è interpretato da Pif, Giusy Buscemi e Carlos Hipólito; nel cast anche Francesco Scianna, Maurizio Marchetti e Domenico Centamore. Una produzione Our Films e PiperFilm, con Kavac Film e Netflix. Dal 2 aprile 2026 in 500 cinema.
La storia. Palermo, Arturo è un agente immobiliare capace e brillante. Ha una passione incontenibile per i dolci, soprattutto siciliani, mentre sul campo da calcio dimostra velleità meno solenni. Un giorno fa da consulente a Flora per l’individuazione di un locale adatto ad aprire una pasticceria. E Arturo si innamora di lei al primo sguardo. Tra i due in poco tempo nasce un legame. Flora è una ragazza molto credente e Arturo le lascia credere lo stesso di lui; in occasione però della Settimana Santa, della rappresentazione della via Crucis (dove Arturo è chiamato a interpretare Gesù), le sue “bugie” crollano. Confessa a Flora, a tutti, di essere agnostico. Vuole però mettersi in gioco davvero con la fede cattolica e provare a vivere secondo il Vangelo. Trova come padre spirituale papa Francesco, che gli appare in casa in chiave onirica dopo un’indigestione di dolci. Papa Francesco diventa una guida cui rivolgere ogni tipo di domanda, compresi aneddoti su dolci e arancine. Un dialogo intenso, ironico, marcato da tenerezza, che spinge Arturo a guardarsi dentro e a trovare un suo equilibrio esistenziale e relazionale…
“Un film – ha raccontato Pif – che racchiude tre mie grandi passioni, civili, sentimentali e culinarie: l’esempio morale di papa Francesco, l’amore per la mia terra e, soprattutto, i suoi dolci. (…) Attraverso la chiave della commedia romantica intendo mettere in scena le avventure sentimentali e religiose di un uomo alla ricerca della fede. Una battaglia quotidiana, fatta di grandi gesti e clamorose e ironiche cadute”. Pierfrancesco Diliberto, regista, attore, scrittore e autore Tv al suo quarto film – dopo l’ottimo esordio con “La mafia uccide solo d’estate”, sono seguiti “In guerra per amore” e “E noi come stronzi rimanemmo a guardare” –, continua a raccontare la dimensione dell’umano e il suo agire sociale attraverso la formula della commedia-favola sentimentale. Qui non parla di cultura della legalità o di diritti dei lavorati, bensì esplora i tornanti interiori di un uomo che sulla soglia dei cinquant’anni scopre l’amore e si pone domande sulla fede.
Pif usa la sua riconoscibile verve ironica per esaminare fede e prassi del credente, la vita di un cattolico, esplorandone guadagni e contraddizioni. In particolare, si (ci) interroga su quanto l’habitus cattolico sia vissuto in superficie o profondità. La traiettoria del personaggio è quella di un agnostico che sulle prime, in maniera cialtrona, si finge credente e poi, dopo una rovinosa caduta, prova ad aderire con più convinzione alla pratica religiosa, sperimentando anche posizioni integraliste. Pif usa la sua cifra sarcastica per tratteggiare una “parabola” di esplorazione e riscatto. Un uomo che cambia rotta grazie a un duplice incontro, con Flora e con papa Francesco.
Parte del film è chiaramente un omaggio al papa argentino, a quasi un anno dalla sua scomparsa, riflessione che trova sfumature di tenerezza e poesia nei volteggi finali: “ci piaceva immaginare – ha rimarcato Pif – che prima di andare via il Papa sia passato da Palermo per mangiare una arancina”.
Un’opera che si presenta nell’insieme gradevole e acuta, nell’affrontare il desiderio di un “distante” di confrontarsi, al di là di gag e lampi di ironia, con la dimensione della fede. Qua e là, occorre precisare, qualche battuta è scritta sul sottile confine tra umorismo e cattivo gusto, soprattutto lungo il tracciato religioso: si veda, ad esempio, la sequenza della rappresentazione della via Crucis, dove ricorrono scivolate di banale furbizia e sgradevoli gratuità. Ma Pierfrancesco Diliberto alla fine contiene nel complesso i possibili sbandamenti e ancora il racconto direzionandolo verso un approdo di senso.
“…Che Dio perdona a tutti” è un film che curiosamente intercetta lo stesso percorso di “Buen Camino” (2025) di Luca Medici, ovvero Checco Zalone, una riflessione brillante, a tratti furba e debordante, su temi centrali dell’esistenza umana: vita, amore e fede. Consigliabile-complesso, brillante, per dibattiti.
Utilizzazione
Programmazione ordinaria.
