Film d'apertura della 82ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica La Biennale di Venezia (2025), Coppa Volpi Toni Servillo
Interpreti e ruoli
Toni Servillo (Presidente Mariano De Santis), Anna Ferzetti (Dorotea De Santis), Orlando Cinque (Colonnello Labaro), Massimo Venturiello (Ugo Romani), Milvia Marigliano (Coco Valori), Giuseppe Gaiani (Lanfranco Mare), Giovanna Guida (Valeria Cafiero)
Soggetto
Roma oggi. Mariano De Santis è il presidente della Repubblica. È appena entrato nel semestre bianco, negli ultimi sei mesi del suo mandato. Dopo aver affrontato svariate crisi di governo con grande controllo e fermezza, ormai ha ben poco di cui occuparsi. Rimangono sul tavolo due questioni alquanto spinose: concedere la grazia a due carcerati, che stanno scontando la pena per l’uccisione del coniuge in circostanze drammatiche (malattia degenerativa e violenze domestiche), e firmare il disegno di legge sull’eutanasia. Il presidente, però, è contrario alla sua promulgazione per motivi giuridici ma soprattutto per i valori cattolici di appartenenza. A incalzarlo e a chiedere un gesto di responsabilità istituzionale è la figlia Dorotea, anche lei giurista e sua fidata assistente…
Valutazione Pastorale
Film d’apertura dell’82ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025) e Coppa Volpi per il protagonista Toni Servillo, “La Grazia” di Paolo Sorrentino è un film prodotto da The Apartment - Fremantle, Numero 10 e PiperFilm, nelle sale italiane dal 15 gennaio 2026.
La storia. Roma oggi. Mariano De Santis è il presidente della Repubblica. È appena entrato nel semestre bianco, negli ultimi sei mesi del suo mandato. Dopo aver affrontato svariate crisi di governo con grande controllo e fermezza, ormai ha ben poco di cui occuparsi. Rimangono sul tavolo due questioni alquanto spinose: concedere la grazia a due carcerati, che stanno scontando la pena per l’uccisione del coniuge in circostanze drammatiche (malattia degenerativa e violenze domestiche), e firmare il disegno di legge sull’eutanasia. Il presidente, però, è contrario alla sua promulgazione per motivi giuridici ma soprattutto per i valori cattolici di appartenenza. A incalzarlo e a chiedere un gesto di responsabilità istituzionale è la figlia Dorotea, anche lei giurista e sua fidata assistente…
“La Grazia è un film d’amore”. Così Sorrentino nel raccontare il suo nuovo film, uno sguardo ravvicinato a un uomo delle istituzioni, la figura al vertice del nostro Stato democratico, il presidente della Repubblica. Sorrentino lo ritrae prossimo alla conclusione del suo mandato, con le ultime incombenze. A interpretarlo Toni Servillo, fidato compagno di viaggio nell’orizzonte narrativo sorrentiniano: dal primo film “L’uomo in più” (2001) ai più noti “Le conseguenze dell’amore” (2004), “Il divo” (2008) fino al film da Oscar “La grande bellezza” (2013), senza dimenticare “Loro” (2018) ed “È stata la mano di Dio” (2021). Nel cast anche l’ottima Anna Ferzetti nel ruolo della figlia Dorotea, interpretazione che segna un cambio di passo nella carriera dell’attrice; riuscite, inoltre, le caratterizzazioni di Milvia Marigliano (la memorabile critica d’arte Coco Valori), Massimo Venturiello (Ugo Romani) e Orlando Cinque (colonnello Massimo Labaro).
Sorrentino ha dichiarato di aver preso spunto per la storia dalla cronaca, dalla concessione della grazia da parte del presidente Sergio Mattarella a un uomo reo di omicidio. Un film pertanto incentrato sui dilemmi morali, che risente molto della lezione del regista polacco Krzysztof Kieslowski (“Decalogo”, 1988). Il film abita il dubbio, i perimetri della legge. Sposa la prospettiva del capo dello Stato, stretto in un sentiero che avverte sdrucciolevole e che usa la bussola della legge e della fede per percorrerlo. Nel racconto c’è anche un colloquio con il Papa – africano, dai capelli “dread” bianchi lunghi, legati, in sella alla moto, un ritratto sempre in chiave ironico-anticonvenzionale alla Sorrentino –, un suo amico, che lo richiama ai valori cui appartiene.
“La Grazia” non è però solo un film che si pone nei panni del vertice dell’istituzione, nelle responsabilità e doveri di un uomo di Stato, ma è anche (soprattutto) un film che esplora l’amore: quello per la moglie morta da 8 anni, di cui avverte costantemente la mancanza; quello di un padre verso la figlia, che scopre tutto a un tratto adulta, solida e caparbia. L’amore, dunque, è il filo rosso che il presidente di Sorrentino segue nell’esplorare tutti i suoi dubbi, per governare le ultime sfide, nei palazzi della Repubblica e nelle stanze di casa.
“La Grazia” mette a tema riflessioni importanti e sfidanti, anche non condivisibili, offrendo comunque diverse argomentazioni allo spettatore, con le quali confrontarsi, aderire oppure dissentire. Sull’argomento occorre ricordare la posizione della Chiesa italiana espressa con chiarezza nella Nota sul fine vita – datata 19 febbraio 2025 – della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (cfr. https://www.chiesacattolica.it/nota-no-a-polarizzazioni-o-giochi-al-ribasso-sul-fine-vita/).
“La Grazia” è un film acuto, scritto e diretto con mestiere da Sorrentino, puntellato da ironia e malinconia, persino elegantemente irriverente. Un autore che si mostra in ottima forma creativa, lontano dagli inciampi e dai gratuiti sbandamenti di “Parthenope” (2024). Complesso, problematico, per dibattiti.
Utilizzazione
In programmazione ordinaria. Per la complessità dei temi trattati si richiede un pubblico adulto e adolescenti accompagnati.
