La mattina scrivo

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Arte, Denaro, Dolore, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Letteratura, Mass-media, Matrimonio - coppia, Media, Metafore del nostro tempo, Politica-Società
Genere
Drammatico, Psicologico
Regia
Valérie Donzelli
Durata
92'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Francia
Titolo Originale
À pied d’œuvre
Distribuzione
Teodora Film
Soggetto e Sceneggiatura
Valérie Donzelli, Gilles Marchand
Fotografia
Irina Lubtchansky
Musiche
Jean-Michel Bernard
Montaggio
Pauline Gaillard
Produzione
Alain Goldman. Casa di produzione: Pitchipoï Productions.

In Concorso all'82a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025), premio miglior sceneggiatura

Interpreti e ruoli

Bastien Bouillon (Paul Marquet), André Marcon (Padre di Paul), Virginie Ledoyen (Alice), Adrien Barazzone (Pierre Lautrec), Valérie Donzelli (Ex moglie di Paul)

Soggetto

Parigi oggi, Paul è un quarantenne ex fotografo costretto a iscriversi alle piattaforme che trovano lavori online pur di sbarcare il lunario. Sua moglie, ormai ex, e i due figli maggiorenni vivono in Canada. Lui insiste nel voler perseguire il sogno di diventare scrittore, avendo all’attivo già tre romanzi, che però non vendono; accetta lavori semplici, di riparazione domestica o da autista non ufficiale, pur di guadagnare qualcosa. Le chiamate arrivano, ma la paga è da miseria e la competizione sempre più agguerrita…

Valutazione Pastorale

All'82ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025) ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. È la regista francese Valérie Donzelli (tra i suoi titoli più noti “La guerra è dichiarata”, 2011) con “La mattina scrivo” (“À pied d’œuvre”), adattamento del romanzo di Franck Courtès (in Italia con Playground): l’opera affronta la caduta in povertà di un quarantenne separato, che prova a inseguire i sogni professionali di gioventù ma si scontra con un mercato del lavoro saturo, spietato e selettivo, che lascia ben poco spazio a chi cerca di rimettersi in partita con la vita. Protagonista il dolente Bastien Bouillon. Nel cast anche la stessa Donzelli e Virginie Ledoyen.
La storia. Parigi oggi, Paul è un quarantenne ex fotografo costretto a iscriversi alle piattaforme che trovano lavori online pur di sbarcare il lunario. Sua moglie, ormai ex, e i due figli maggiorenni vivono in Canada. Lui insiste nel voler perseguire il sogno di diventare scrittore, avendo all’attivo già tre romanzi, che però non vendono; accetta lavori semplici, di riparazione domestica o da autista non ufficiale, pur di guadagnare qualcosa. Le chiamate arrivano, ma la paga è da miseria e la competizione sempre più agguerrita…
“À pied d’œuvre – sottolinea la regista – è il ritratto di un uomo che si lascia alle spalle una vita agiata per dedicarsi alla scrittura, scivolando infine nella precarietà. Questa scelta radicale e profondamente personale mi ha molto toccata. Volevo rimanere fedele all’onestà del suo percorso, alla sua semplicità e disciplina”.
La Donzelli dirige un’opera che da un lato affronta il valore della scrittura, dell’arte, e il bisogno di potersi giocare nella realizzazione delle proprie ambizioni professionali; dall’altro fotografa l’erosione socio-economica di un’ampia fetta della popolazione in Francia, che scivola rapidamente nella povertà, perché i salari sono sempre più bassi e il costo della vita morde il fianco senza tregua.
Il protagonista, che Bouillon cesella con convinzione e delicatezza, non si arrende e accetta qualsiasi lavoro, qualsiasi paga, pur di poter sopravvivere e avere tempo di mettersi alla tastiera del computer. Un film acuto, dalla sceneggiatura attenta ma non sempre a fuoco o incisiva, che conquista comunque per il tema in campo e il suo svolgimento onesto, essenziale, senza fronzoli. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.

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