La mia famiglia a Taipei

Valutazione
Complesso, Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Aborto, Amore-Sentimenti, Animali, Denaro, Dialogo, Donna, Emarginazione, Famiglia, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Giovani, Lavoro, Politica-Società, Povertà
Genere
Commedia, Drammatico, Psicologico
Regia
Shih-Ching Tsou
Durata
109'
Anno di uscita
2025
Nazionalità
Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Taiwan
Titolo Originale
Left-Handed Girl (titolo internazionale)
Distribuzione
I wonder pictures
Soggetto e Sceneggiatura
Shih-Ching Tsou, Sean Baker
Fotografia
Ko-Chin Chen, Tzu-Hao Kao
Montaggio
Sean Baker
Produzione
Shih-Ching Tsou, Sean Baker, Mike Goodridge. Casa di produzione: Good Chaos, Cre Film, Le Pacte

Vincitore della 20a Festa del Cinema di Roma (2025)

Interpreti e ruoli

Shih-Yuan Ma (I-Ann), Janel Tsai (Shu-Fen), Nina Ye (I-Jing), Brando Huang (Johnny)

Soggetto

Taipei (Taiwan) oggi, I-Jing è una bambina che vive con la madre e la sorella maggiore. Le tre ritornano in città dopo un periodo di assenza, pronte a un nuovo inizio, anche se decisamente in salita. In ristrettezze economiche e tallonate dai debiti, riescono ad arrivare a fine mese con il lavoro al mercato notturno della madre e un lavoretto part-time della sorella. La situazione inizia a vacillare quando la piccola I-Jing entra in crisi perché fa tutto con la mano sinistra: dai nonni questa attitudine è vista con sospetto, segno di cattivo presagio. Si attiveranno così una serie di conseguenze tragicomiche che faranno saltare silenzi, bugie e verità a lungo sottaciute…

Valutazione Pastorale

Ha vinto il concorso Progressive Cinema alla 20a Festa del Cinema di Roma (2025). È il dramedy “La mia famiglia a Taipei” (“Left-Handed Girl”) della produttrice-regista Shih-Ching Tsou, taiwanese di origini ma naturalizzata statunitense. Il film è la sua opera prima, dopo una serie di progetti condivisi con Sean Baker, noto regista-produttore indipendente che ha trionfato nella stagione 2024-25 con “Anora”, Palma d’oro al Festival di Cannes e quattro Premi Oscar di peso tra cui miglior film e regia. Baker è anche il produttore del film “La mia famiglia a Taipei”, che troviamo nelle sale dal 18 dicembre con I Wonder Pictures.
La storia. Taipei (Taiwan) oggi, I-Jing è una bambina che vive con la madre e la sorella maggiore. Le tre ritornano in città dopo un periodo di assenza, pronte a un nuovo inizio, anche se decisamente in salita. In ristrettezze economiche e tallonate dai debiti, riescono ad arrivare a fine mese con il lavoro al mercato notturno della madre e un lavoretto part-time della sorella. La situazione inizia a vacillare quando la piccola I-Jing entra in crisi perché fa tutto con la mano sinistra: dai nonni questa attitudine è vista con sospetto, segno di cattivo presagio. Si attiveranno così una serie di conseguenze tragicomiche che faranno saltare silenzi, bugie e verità a lungo sottaciute…
“Mio nonno – ha indicato la regista – una volta mi disse di non usare la mano sinistra perché era la mano del diavolo. Mentre sviluppavamo ‘La mia famiglia a Taipei’, ho iniziato a raccogliere varie storie (…) Sono stata attratta dalla tensione che si crea all’interno delle famiglie tradizionali: come la paura del giudizio o del rifiuto da parte della società possa portare a seppellire segreti per anni. Ecco perché abbiamo inserito questo colpo di scena: la famiglia può sembrare normale in superficie, ma sotto sotto nasconde qualcosa di profondo”.
Un film che si muove tra dramma sociale e familiare con lampi di umorismo pungente. “La mia famiglia a Taipei” ci racconta un viaggio verso il riscatto di una famiglia traballante, che fa ritorno a Taipei ed è chiamata ad affrontare non pochi problemi, in primis materiali, tra un lavoro che paga poco, debiti pendenti e una povertà da cui si fatica a uscire. Dall’altro lato, restano irrisolti del passato, segnati da verità nascoste e silenzi gravosi.
Tre donne, una madre e due figlie, che iniziano questo percorso disunite e alla fine si ritrovano solidali, grazie a una rinsaldata tenerezza e al coraggio della verità, quella verità che finalmente le rende libere. Nell’opera sono disseminati temi e problematiche anche sfidanti, come l’interruzione di gravidanza, non sempre gestiti con la giusta prudenza. Nell’insieme, un film di matrice sociale che si muove con abilità in bilico tra dramma e commedia, una storia al femminile tra smarrimento e ritrovata coesione. “La mia famiglia a Taipei” è una buona opera prima che abita il perimetro del cinema indipendente, direzionata a un pubblico adulto. Consigliabile-complesso, problematico, per dibattiti.

Utilizzazione

Per i temi in campo, il film richiede un pubblico adulto e adolescenti accompagnati.

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