La scomparsa di Josef Mengele

Valutazione
Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Dolore, Famiglia - genitori figli, Giustizia, Male, Matrimonio - coppia, Morte, Razzismo, Shoah - Olocausto, Storia
Genere
Drammatico, Storico
Regia
Kirill Serebrennikov
Durata
136'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Francia, Germania
Titolo Originale
The Disappearance of Josef Mengele
Distribuzione
Europictures
Soggetto e Sceneggiatura
Kirill Serebrennikov, Olivier Guez
Fotografia
Vladislav Opelyants
Musiche
Ilya Demutsky
Montaggio
Hansjörg Weißbrich

Basato sul romanzo "La scomparsa di Josef Mengele" di Olivier Guez

Interpreti e ruoli

August Diehl (Josef Mengele), Maximilian Meyer-Bretschneider (Rolf Mengele), David Ruland (Sedlemeier), Friederike Becht (Martha Mengele), Mirco Kreibich (Alois Mengele), Carlos Kaspar (Aelxander Eckstein), Dana Herfurth (Irene)

Soggetto

Josef Mengele, il medico tristemente famoso per i suoi crudeli esperimenti sui prigionieri di Auschwitz, riesce a fuggire in America Latina nel 1949. Qui, cambiando continuamente identità e spostandosi tra Argentina, Paraguay e Brasile, rimane fino al 1979, anno della sua morte.

Valutazione Pastorale

Il dramma della Seconda Guerra Mondiale e l’orrore della Shoah non cessano di trovare spazio nel racconto cinematografico. Tra i film più recenti ricordiamo: “La zona d’interesse” (2023) di Jonathan Glazer, Oscar come Miglior film internazionale nel 2024 (l’orrore di Auschwitz nella quotidianità della famiglia del comandante Rudolf Höss), e “Norimberga” di James Vanderbilt, uscito nel dicembre del 2025, che rilegge il processo di Norimberga attraverso lo sguardo dello psichiatra Douglas Kelley chiamato a confrontarsi con Hermann Göring e altri alti gerarchi nazisti sotto processo. Il 29 gennaio 2026, a ridosso della commemorazione della Shoah, è arrivato nelle sale “La scomparsa di Josef Mengele, del regista russo dissidente Kirill Serebrennikov (“Limonov”, 2024), è tratto dall’omonimo romanzo-inchiesta di Olivier Guez (Feltrinelli, 2017).
La storia. Josef Mengele, il medico tristemente famoso per i suoi crudeli esperimenti sui prigionieri di Auschwitz, riesce a fuggire in America Latina nel 1949. Qui, cambiando continuamente identità e spostandosi tra Argentina, Paraguay e Brasile, rimane fino al 1979, anno della sua morte.
“La scomparsa di Josef Mengele” ha un prologo ambientato nel Brasile dei nostri giorni, durante una lezione di anatomia all’università di San Paolo, quando un gruppo di studenti si trova a dover esaminare uno scheletro, quello di Josef Mengele, nome che non suscita in loro alcuna reazione: semplicemente non sanno chi si stato e cosa abbia fatto. Sembra impossibile. “Sarò onesto – ha detto Serebrennikov rispondendo a una domanda sul perché questo film oggi – ho incontrato persone qualificate che mi hanno detto: ‘Ma siete davvero sicuri che ciò che raccontate sull’Olocausto si vero?’ Questo mi ha terrorizzato”. Il regista ha scelto di mostrare allo spettatore il punto di vista di Mengele: “Volevo entrare nella sua testa – spiega – e sentire la sua parte di umanità, ciò che non lo distingue dagli altri. Ho pensato ad Hannah Arendt che, sviluppando l’idea della banalità del Male, ci ha fatto misurare fino a che punto i mostri non siano diversi dal comune mortale”.
Il film procede con un ritmo lento, costruito come un triste noir, in uno scarno bianco e nero. Solo alcune scene sono a colori, e creano uno stridente e disturbante contrasto: pochi momenti insieme a sua moglie e quando nasce suo figlio. Ma, soprattutto, mentre “accoglie” i prigionieri nel campo di concentramento di Auschwitz e decide della loro sorte: chi mandare direttamente nelle camere a gas, chi destinare al lavoro e chi sottoporre ai suoi allucinanti e crudeli esperimenti. Gli unici momenti felici nella vita di un “mostro” tenacemente aggrappato alle sue folli idee, un “mostro” che disprezza e corrompe apertamente chiunque gli si avvicini, compresi coloro che lo proteggono, ancora persi, dopo anni, dietro a deliranti rimpianti delle teorie naziste. Neanche il figlio Rolf, che nel 1977 lo raggiunge per sentirgli ammettere i suoi crimini, riesce a metterlo di fronte alle sue responsabilità. Forse perché quando l’abisso dentro è troppo profondo non si riesce a guardarlo, pena l’esserne risucchiati. Da sottolineare, infine, l’interpretazione di August Diehl (“Il maestro e Margherita” 2024), abilissimo nel rendere Mengele ripugnante in ogni particolare. Il volto, la postura, la voce: tutto trasuda disprezzo, arroganza e la tetragona convinzione di essere e di essere sempre stato nel giusto. “La scomparsa di Josef Mengele” è complesso, problematico, adatto per dibattiti.

Utilizzazione

Per la programmazione ordinaria. In presenza di adolescenti è bene prevedere l’accompagnamento di adulti ed educatori che aiutino a contestualizzare e comprendere i delicati temi in campo.

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