Dal romanzo omonimo di Albert Camus. In concorso all'82ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025)
Interpreti e ruoli
Benjamin Voisin (Meursault ), Rebecca Marder . (Marie Cardona), Pierre Lottin (Raymond Sintès ), Denis Lavant (Salamano ), Swann Arlaud (Cappellano del carcere), Christophe Malavoy (Giudice), Nicolas Vaude (Procuratore), Jean-Charles Clichet (Avvocato)
Soggetto
Algeri 1938, Meursault è un impiegato trentenne che all’improvviso viene raggiunto dalla notizia della morte della madre in una casa di cura. Il giovane reagisce al lutto quasi in maniera distaccata; poco dopo trova conforto nella relazione con la collega Marie, con la quale però non si sente di stringere un legame stabile. La frequentazione con il vicino Raymond, dai loschi affari, lo porteranno in un girone infernale che gli aprirà le porte della prigione e una pesante condanna…
Valutazione Pastorale
Il regista parigino François Ozon ha presentato all’82ma Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025) “Lo straniero” (“L’étranger”), adattamento dell’opera di Albert Camus del 1942. Avvalendosi di un raffinato bianco e nero, racconta il tormento di un giovane smarrito che si lascia attraversare dalla vita, finché non decide di direzionarla verso il fallimento uccidendo un uomo. Lo sfondo storico-culturale è quello dell’Algeria di fine anni ’30, che permette all’autore anche di affrontare gli strascichi del colonialismo francese in Africa. Protagonista l’ottimo Benjamin Voisin (ha lavorato con Ozon già in “Estate ’85”, 2020), insieme a Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant e Swann Arlaud. Il film è in sala dal 2 aprile 2026 con Bim Distribuzione.
La storia. Algeri 1938, Meursault è un impiegato trentenne che all’improvviso viene raggiunto dalla notizia della morte della madre in una casa di cura. Il giovane reagisce al lutto quasi in maniera distaccata; poco dopo trova conforto nella relazione con la collega Marie, con la quale però non si sente di stringere un legame stabile. La frequentazione con il vicino Raymond, dai loschi affari, lo porteranno in un girone infernale che gli aprirà le porte della prigione e una pesante condanna…
“Ho capito che immergermi in ‘L’Étranger’ – ha raccontato l’autore – significava riconnettermi con una parte dimenticata della mia storia personale. Mio nonno materno era giudice istruttore a Bône (oggi Annaba), in Algeria (…). Lavorando su documenti e archivi, e incontrando storici e testimoni dell’epoca, mi sono reso conto di quanto tutte le famiglie francesi abbiano un legame con l’Algeria, e di quanto pesi il silenzio che spesso grava ancora sulla nostra storia comune”.
La filmografia di Ozon è ampia e variegata, dimostrando un chiaro talento visivo e narrativo. Tra i suoi titoli più noti: “8 donne e un mistero” (2002), “Potiche. La bella statuina” (2010), “Grazie a Dio” (2019) e “Sotto le foglie” (2024). Il regista, proprio come l’italiano Luca Guadagnino, vanta una ricerca formale, estetica, di grande raffinatezza e cura; un aspetto che emerge con chiarezza dal modo in cui dirige, da come costruisce le inquadrature. Un pregio che però spesso diventa anche “pericoloso rischio” a scapito della dimensione narrativa. È quello che accade infatti proprio ne “Lo straniero”, un’opera di certo valida e accurata, che però sbanda per un eccessivo estetismo. Il racconto funziona, ma incede con lentezza, segnato da (inutili) dispersioni che ne compromettono compattezza e focus narrativo. Un’occasione non del tutto colta. Complesso, problematico, per dibattiti.
Utilizzazione
Programmazione ordinaria. Il film si direzione a un pubblico adulto e ad adolescenti accompagnati.
