Presentato fuori Concorso all'82a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025)
Interpreti e ruoli
Mads Mikkelsen (Manfred), Nikolaj Lie Kaas (Anker ), Bodil Jorgensen (Freja), Sofie Grabol (Margrethe), Soren Malling (Werner), Lars Brygmann (Lothar), Kardo Razzazi (Hamdan), Nicolas Bro (Flemming), Peter During (Anton)
Soggetto
Danimarca, oggi. Anker è un cinquantenne appena uscito di prigione, dopo aver scontato una condanna di 15 anni per rapina. Si reca subito nella casa di famiglia per parlare con il fratello Manfred, cui aveva affidato il bottino della rapina. Manfred, che ha una disabilità mentale, sulle prime si dimostra poco collaborativo, convinto di essere John Lennon e infastidito che nessuno gli creda. I due partono per un viaggio on the road in cerca dei soldi scomparsi e, al contempo, provando a riparare il loro rapporto segnato da silenzi e distanze. Un viaggio tallonato però anche da criminali, gli ex soci di Anker…
Valutazione Pastorale
Tra crime-poliziesco, dramma familiare e commedia nero-grottesca. È il caleidoscopio di generi e sfumature narrative del nuovo film del regista-sceneggiatore danese Anders Thomas Jensen, “Mio fratello è un vichingo. The Last Viking”, presentato fuori Concorso all’82a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (2025) e nelle sale dal 26 marzo 2026 con Plaion Pictures. Protagonisti gli ottimi Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas, affiancati da Sofie Gråbøl, Bodil Jørgensen e Lars Brygmann.
La storia. Danimarca, oggi. Anker è un cinquantenne appena uscito di prigione, dopo aver scontato una condanna di 15 anni per rapina. Si reca subito nella casa di famiglia per parlare con il fratello Manfred, cui aveva affidato il bottino della rapina. Manfred, che ha una disabilità mentale, sulle prime si dimostra poco collaborativo, convinto di essere John Lennon e infastidito che nessuno gli creda. I due partono per un viaggio on the road in cerca dei soldi scomparsi e, al contempo, provando a riparare il loro rapporto segnato da silenzi e distanze. Un viaggio tallonato però anche da criminali, gli ex soci di Anker…
Jensen, Premio Oscar nel 1999, noto per il film “Le mele di Adamo” (2005) e soprattutto come fine sceneggiatore di Susanne Bier (ha scritto i copioni di “Dopo il matrimonio” e “In un mondo migliore”), torna al cinema con un’opera acuta, dall’umorismo nero e pungente. “Mio fratello è un vichingo. The Last Viking” conferma, infatti, tutta la sua tipica vis stilistico-narrativa, che mescola più generi, tra efficacia ed eccesso, per arrivare a raccontare il rapporto tra due fratelli, che provano a ritrovare la via del dialogo e della fiducia dopo anni di distanze, sotto il peso di cicatrici familiari che rimandano alla stagione dell’infanzia. Forte dell’interpretazione sorprendente ed esilarante di Mads Mikkelsen, il racconto procede in maniera originale, tempestato però da sterzate nel grottesco. Così la delicatezza di alcuni temi, in particolare relazioni familiari e disabilità – qui declinata in chiave più macchiettistica che come sguardo di senso –, viene “shakerata” in un cocktail singolare, dolceamaro e sovraccarico tra eccessi e lampi di violenza. Una commedia acuta, nera, per un pubblico adulto. Complesso, problematico-brillante.
Utilizzazione
Per i temi in campo e lo stile di racconto, il film richiede un pubblico adulto.
