Non abbiam bisogno di parole

Valutazione
Consigliabile, Semplice, Adatto per dibattiti
Tematica
Amore-Sentimenti, Dialogo, Disabilità, Famiglia, Famiglia - fratelli sorelle, Famiglia - genitori figli, Giovani, Lavoro, Metafore del nostro tempo, Musica, Politica-Società, Scuola
Genere
Commedia, Sentimentale
Regia
Luca Ribuoli
Durata
106'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Non abbiam bisogno di parole
Distribuzione
Netflix
Soggetto e Sceneggiatura
Luca Ribuoli, Cristiana Farina
Fotografia
Ivan Casalgrandi (A.I.C.)
Musiche
Corrado Carosio, Pierangelo Fornaro
Montaggio
Pietro Morana
Produzione
Mario Gianani, Lorenzo Mieli, Ludovica Rapisarda, Massimiliano Orfei, Luisa Borella, Davide Novelli, Lorenzo Gangarossa. Casa di produzione: Our Films - Mediawan, PiperFilm, Circle One, Netflix.

Film disponibile sulla piattaforma Netflix

Interpreti e ruoli

Sarah Toscano (Eletta), Emilio Insolera (Alessandro), Carola Insolera (Caterina), Serena Rossi (Giuliana), Antonio Iorillo (Francesco), Alessandro Parigi (Antonio), Asia Corvino (Martina)

Soggetto

Alessandria, oggi. La famiglia Musso – i genitori Alessandro e Caterina insieme ai figli, il maggiorenne Francesco e la sedicenne Eletta – vive in una fattoria fuori dal centro cittadino; alleva asini e produce latte, formaggi di qualità e creme di bellezza per il mercato locale. Alessandro, Caterina e Francesco sono sordi profondi, mentre Eletta è l’unica “diversa”, che sente dalla nascita e si fa interprete, con il linguaggio dei segni, per i suoi familiari. Quando a scuola, frequentando un corso di musica, Eletta scopre di avere una straordinaria abilità nel canto, si trova davanti a una scelta difficile: tentare l’audizione in un prestigioso istituto musicale di Torino o reprimere i sogni per non abbandonare la famiglia…

Valutazione Pastorale

Non si arresta il fortunato percorso del film francese “La famiglia Bélier” (2014) che ha saputo raccontare la disabilità uditiva con guardo acuto e brillante. La commedia drammatica diretta da Éric Lartigau, su soggetto di Victoria Bedos, ha conquistato critica e pubblico in Francia (ma non solo), smuovendo poi la curiosità di Hollywood. È infatti del 2021 il remake “CODA. I segreti del cuore” scritto e diretto da Sian Heder, che forte anche dell’impegno distributivo di Apple TV+ ha incantato il Paese “a stelle e strisce”, vincendo 3 Premi Oscar: miglior film, sceneggiatura e attore non protagonista Troy Kotsur. Ora a distanza dodici anni dall’originale, e cinque dalla versione americana, arriva su Netflix l’adattamento italiano “Non abbiam bisogno di parole” diretto da Luca Ribuoli e scritto dallo stesso regista insieme a Cristiana Farina, una produzione Our Films e PiperFilm. Protagonisti Sarah Toscano, Serena Rossi, Emilio Insolera, Carola Insolera e Antonio Iorillo.
La storia. Alessandria, oggi. La famiglia Musso – i genitori Alessandro e Caterina insieme ai figli, il maggiorenne Francesco e la sedicenne Eletta – vive in una fattoria fuori dal centro cittadino; alleva asini e produce latte, formaggi di qualità e creme di bellezza per il mercato locale. Alessandro, Caterina e Francesco sono sordi profondi, mentre Eletta è l’unica “diversa”, che sente dalla nascita e si fa interprete, con il linguaggio dei segni, per i suoi familiari. Quando a scuola, frequentando un corso di musica, Eletta scopre di avere una straordinaria abilità nel canto, si trova davanti a una scelta difficile: tentare l’audizione in un prestigioso istituto musicale di Torino o reprimere i sogni per non abbandonare la famiglia…
"È stato fondamentale - ha dichiarato il regista - ricorrere a un supporto in sede di preparazione, riprese e montaggio, per non stereotipizzare la cultura Sorda e infatti abbiamo fatto ricorso a una consulenza tanto necessaria, quanto fondamentale per costruire una narrazione rispettosa. 'Non abbiam bisogno di parole' vuole alzare l’asticella nella rappresentazione mediatica e incoraggia la creazione di storie con personaggi sottorappresentati in ruoli centrali e non stereotipati: persone a tutto tondo, con desideri, qualità, difetti e agency nella narrazione".
Luca Ribuoli – tra i suoi lavori le serie “Call My Agent – Italia” (2023-24) – firma il film Netflix “Non abbiam bisogno di parole” che viene da una storia dal chiaro valore sociale. La forza del soggetto originale è infatti quello di un racconto familiare contemporaneo, dove emerge la parabola di affrancamento di un’adolescente udente cresciuta in una famiglia di sordi profondi. Il suo è un ingresso nella vita adulta, in cerca di sogni e futuro, un percorso però “complicato” dalla paura di abbandonare i propri cari pensando di essere il loro unico legame di comunicazione con il mondo, con i non sordi. Una commedia acuta, marcata da umorismo gentile e dolcezza, con importanti riverberi sociali, che punta a raccontare le persone sorde e il loro familiari in maniera credibile. “Non abbiam bisogno di parole” da un lato recupera il tracciato del racconto francese, optando per una evidente fedeltà narrativa, dall’altro coglie le ottime intuizioni del remake statunitense, ossia coinvolgere sul set attori realmente sordi.
Il progetto nell’insieme si dimostra valido e godibile per stile di racconto, bravura degli interpreti e ambientazione suggestiva; da rimarcare la regia attenta di Ribuoli, abile nel descrivere il quotidiano dei Musso senza stereotipi o inutili pietismi. A ben vedere, emerge quale perplessità per la linea di racconto, dalla semplicità favolistica, fin troppo ancorata al format originario; nel processo di adattamento si poteva osare un po’ di più, portare un guadagno ulteriore rispetto all’originale, in termini di articolazione o sviluppo della storia. Consigliabile, semplice, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.

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