Vita mia

Valutazione
Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amore-Sentimenti, Anziani, Chiesa Cattolica, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Fede, Guerra, Malattia, Shoah - Olocausto, Solidarietà, Storia, Tematiche religiose
Genere
Drammatico
Regia
Edoardo Winspeare
Durata
125'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Francia, Italia
Titolo Originale
Vita Mia
Distribuzione
Draka Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Edoardo Winspeare, Alessandro Valenti, Francesca Marciano, con la collaborazione di Mariangela Barbanente
Musiche
Paolo Buonvino
Montaggio
Luca Benedetti
Produzione
Donatella Palermo e Gustavo Caputo, Stemal Entertainment e Saietta Film con Rai Cinema

Interpreti e ruoli

Dominique Sanda (Didi), Celeste Casciaro . (Vita), Ninni Bruschetta (Alberto), Ignazio Oliva (Luvi), Karolina Porcari (Issi), Johanna Orsini-Rosenberg (Sister Erzsébet)

Soggetto

Didi è un’anziana duchessa transilvana che torna nel paese del Salento che l’ha accolta giovane sposa. Segnata dall’età e dalla precarietà economica, tanto educata quanto orgogliosa, si decide ad assumere una badante. Si trova così a condividere la quotidianità con Vita, una volitiva donna del popolo. Le due non potrebbero essere più diverse ma, a poco a poco, nella ruotine della cura, le diversità diventano terreno di confronto, rispetto, complicità. Quando Didi deve tornare in Transilvania per l’avvio del processo di beatificazione del padre, contro il parere dei figli, chiede a Vita di accompagnarla.

Valutazione Pastorale

Edoardo Winspeare, nato in Austria ma cresciuto in Italia e qui tornato a vivere dopo alcuni passaggi all’estero, sceglie ancora una volta la sua terra d’adozione, il Salento, per ambientare le sue storie, come aveva già fatto per “La vita in comune” (2017), “In grazia di Dio” (2014) senza dimenticare il mediometraggio “L’anima attesa. Lo sguardo di Don tonino Bello” (ANNO) diretto con Carlo Bruni. “Vita mia” è un intenso e raffinato dramma familiare, un percorso dell’anima e del corpo, un movimento “circolare” della protagonista dalla natia Transilvania al Salento mentre il flusso dei ricordi cresce incessante riportandola a rivisitare le stanze della memoria, sovrapponendo quelle del palazzo che l’ha vista bambina con i suoi genitori a quelle in cui ha vissuto giovane sposa, madre e ora fragile anziana, malata di Parkinson.
La storia. Didi è un’anziana duchessa transilvana che torna nel paese del Salento che l’ha accolta giovane sposa. Segnata dall’età e dalla precarietà economica, tanto educata quanto orgogliosa, si decide ad assumere una badante. Si trova così a condividere la quotidianità con Vita, una volitiva donna del popolo. Le due non potrebbero essere più diverse ma, a poco a poco, nella ruotine della cura, le diversità diventano terreno di confronto, rispetto, complicità. Quando Didi deve tornare in Transilvania per l’avvio del processo di beatificazione del padre, contro il parere dei figli, chiede a Vita di accompagnarla. Nella dimora di famiglia, tra i parenti rimasti ancorati al passato, nelle stanze a lei così care, riaffiorano ferite legate alla guerra, al nazismo, alla Shoah. Didi deve dare un senso ai ricordi che la incalzano e accettare la scomoda verità che si fa strada a poco a poco nella sua mente, ma che, sola, può darle la serenità di cui ha bisogno.
“L’idea di ‘Vita mia’ – osserva il regista – mi è venuta osservando, negli ultimi anni, il rapporto che mia madre, malata di Parkinson, ha sviluppato con una signora salentina che si è presa cura di lei. È passata da un iniziale sentimento di frustrazione e rabbia per il suo stato di salute, a uno di tenerezza quasi materna verso questa donna semplice, intelligente e molto buona. […] Tuttavia, il film non è solo il racconto di un’esperienza umana, ma anche un pretesto per riflettere sull’Europa. La piccola storia di Didi e Vita diventa metafora della grande Storia d’Europa”.
Winspeare costruisce, con garbo, maestria e delicatezza, una narrazione che sa farsi sempre più coinvolgente con il dipanarsi della trama grazie (o forse soprattutto) all’eccellente e intensa interpretazione delle due protagoniste: Dominique Sanda (Didi) e Celeste Casciaro (Vita). Gesti, sguardi, postura, silenzi, sospiri, dialoghi essenziali, sono capaci di regalarci due indimenticabili figure di donna, forti nelle loro fragilità. All’interno del film si inserisce anche il tema della memoria della Shoah, il coraggio di molti di dare rifugio a famiglie ebree perseguitate dalla ferocia nazifascista. Nello specifico, il padre di Didi viene considerato per un riconoscimento come uno dei giusti, spingendo la figlia a ripercorre la storia della sua famiglia, tra luci e ombre. In ultimo, il film è impreziosito da una cura della messa in scena, valorizzando più che la dimensione paesaggistica i due edifici, i due palazzi, che diventano veri e propri coprotagonisti del racconto; metafora decadente di due famiglie nobili. Nell’insieme “Vita mia” è consigliabile, poetico e adatto per dibattiti.

Utilizzazione

In programmazione ordinaria e in successive occasioni di dibattito.

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