Il fantastico “Klara e il sole” e il thriller-romance “L’amore immortale”
lunedì 19 Ottobre 2026
Un articolo di:
Sergio Perugini
Festa del Cinema di Roma, quinto giorno. Il Premio Oscar Taika Waititi presenta “Klara e il sole”, dal romanzo del Nobel Kazuo Ishiguro. Un racconto di formazione fantastico che esplora il rapporto genitori-figli, la solitudine e il valore dell’amicizia. Con Jenna Ortega e Amy Adams. In cartellone anche “L’amore immortale” (“Le Fantôme de l’Opéra”) di Alexandre Castagnetti, rilettura dell’opera di Gaston Leroux. Un suggestivo viaggio all’interno dell’Opèra Garnier e del suo corpo di ballo sulle tonalità romance-mistery alla “Twilight”. Con Deva Cassel e Romain Duris.
“Klara e il sole” (Cinema, 22 ottobre)
“Volevo che il pubblico vedesse il mondo attraverso gli occhi di Klara e lo vivesse come lo vive lei. Mi interessava la sua prospettiva da outsider, perché i personaggi che guardano il mondo dall’esterno ci permettono di vedere ciò che normalmente diamo per scontato e di ricordarci la bellezza che ci circonda”. Così il regista-sceneggiatore neozelandese Taika Waititi (suo è “Jojo Rabbit”, 2019, Oscar miglior sceneggiatura non originale) nel presentare il suo nuovo film “Klara e il sole”. È l’adattamento del noto romanzo per ragazzi dello scrittore britannico-giapponese Kazuo Ishiguro, Premio Nobel per la letteratura nel 2017. Direzionato a un pubblico giovane e adulto, è una storia metaforica sulle rotte del fantastico e futuristico, che esplora la crescita, il dialogo genitori-figli, l’amicizia, la paura del domani e il trauma della morte. Protagoniste le valide Jenna Ortega e Amy Adams, nel cast anche Mia Tharia, Aran Murphy e Steve Buscemi. Targato Sony Pictures, in sala dal 22 ottobre. La storia. In un futuro non troppo lontano, dove i droidi sono diffusi nella società e si comprano tranquillamente nei negozi, Klara è un’intelligenza artificiale a energia solare dall’aspetto antropomorfo che è in cerca di una famiglia, di un acquirente. L’occasione arriva con la giovane Josie e sua madre Chrissy. Klara è sopraffatta dalla contentezza, desidera finalmente sentirsi utile. Nella nuova casa scopre ben presto fragilità e sofferenze di Josie e Chrissy, in primis il lutto che condividono.
Sul tracciato di “Pinocchio” di Collodi e del film “A.I. Intelligenza artificiale” (2001) di Steven Spielberg, “Klara e il sole” è un’opera metaforica che esplora il domani ma in verità scandaglia il nostro presente, le sue fratture. Anzitutto il rapporto genitori-figli, tra mancanza di ascolto e dialogo disperso. Josie e Chrissy sono rimaste sole, con le ferite di un lutto bruciante. La casa è un territorio abitato dall’agiatezza ma anche dal silenzio, da diffusa sofferenza. L’umanoide Klara porta “scompiglio” e calore, nuova vita nonostante sia un’“Amica Artificiale”. Grazie al suo straordinario spirito di solidarietà e sacrificio, Klara scioglie i ghiacci dell’anima delle due donne. Nel film si inserisce anche il tema dell’isolamento sociale, che spinge le persone a cercare affettività e ascolto a soluzioni poco ortodosse. Se in “Rental Family” (2026) si faceva riferimento al “noleggio” dei componenti familiari, in “Klara e il sole” non si va molto distante: droidi capaci di rimpiazzare legami autentici. Un po’ come l’ottimo “Lei” (2013) di Spike Jonze.
Waititi compone un affresco sociale-familiare acuto e interessante, dalla veste grafica patinata e seducente. Il film ha una valida cura formale e un’indubbia densità tematico-narrativa, dai riverberi educational; l’andamento è scorrevole, qua e là si registrano però lungaggini che ne diluiscono compattezza. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.
“L’amore immortale”
Nell’autunno 2026 si festeggiano quarant’anni del musical “The Phantom of the Opera” dal genio creativo di Andrew Lloyd Webber, ispirato al celebre romanzo di “Le Fantôme de l’Opéra” (1909-10) di Gaston Leroux. E alla Festa del Cinema di Roma viene presentato un nuovo adattamento dell’opera originaria francese: “L’amore immortale” di Alexandre Castagnetti, scritto dallo stesso regista insieme a Camille Fontaine. Un racconto contemporaneo, ambientato all’interno dell’Opéra Garnier. Con Deva Cassel, Romain Duris, Julien de Saint-Jean e Laika Blanc-Francard. Prodotto da SND Films, FullDawa Films, Rai Cinema, Disney+ e Prime Video, è nelle sale italiane con 01 Distribution. La storia. Parigi oggi, Anastasia è una ballerina che entra a far parte del corpo dell’Opéra da soprannumeraria. Lega subito con la collega Georgina, ed entrambe aspirano al ruolo di Euridice nel balletto “L’Orpheus” che il noto coreografo James Figueras sta allestendo. La produzione è minacciata però da sinistri incidenti, che rimandano all’enigmatica figura del Fantasma dell’Opera…
“Il film intreccia amore impossibile, mistero, musica e danza, mescolando realtà, sogno e fantastico”. Così il regista Castagnetti spiegando il taglio dell’opera. “I riferimenti sono numerosi – aggiunge – ‘La Bella e la Bestia’, ‘Quasimodo’, ‘Frankenstein’, ‘La forma dell’acqua’, ma il (…) più simile è sicuramente ‘Twilight’”. Il regista franco-italiano ha voluto coniugare l’amore per l’opera, una tradizione di matrice classica, con atmosfere e generi più contemporanei, in cerca di un pubblico giovane. Punto di forza il richiamo all’opera di Leroux e la suggestiva ambientazione nell’Opéra Garnier, cui si aggiunge un’ottima messa in scena, elegante e sontuosa; l’impianto narrativo risulta invece più modesto, un thriller-romance che oscilla tra inciampi mielose e lungaggini. Buona di certo la proposta, ma non sempre regia e sceneggiatura hanno un controllo solido. Complesso, problematico, per dibattiti.