Sguardi sulla solitudine sociale. In sala “Rental family” e “La mattina scrivo”

sabato 28 Febbraio 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

Società veloci, dinamiche, ma anche escludenti. Tenere il passo è spesso difficile, e il rischio di finire in zone d’ombra, abitate da solitudine e fragilità, è ricorrente. A registrare queste oscillazioni sociali è lo sguardo del cinema, che le mette in racconto con efficacia. In sala la commedia esistenziale “Rental Family. Nelle vite degli altri” firmata dalla regista Hikari: viaggio nel Giappone di oggi dove un attore statunitense accetta l’ingaggio di un’agenzia che offre a persone sole surrogati di figure amiche e familiari. Racconto acuto e luminoso, interpretato dal Premio Oscar Brendan Fraser. In sala a marzo “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli, miglior sceneggiatura all’82a Mostra di Venezia, con Bastien Bouillon. Il quotidiano di un quarantenne che prova a inseguire il sogno di gioventù, diventare scrittore, arrancando però in una spirale di precariato e povertà. La fotografia di una mercato del lavoro sempre più incerto e dalle ridotte tutele.

Shannon Gorman and Brendan Fraser in RENTAL FAMILY. Photo by James Lisle/Searchlight Pictures. © 2025 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.

“Rental Family. Nelle vite degli altri” (Cinema, 19.02.26)
Con sguardo gentile la regista Hikari, nel suo film “Rental Family. Nelle vite degli altri”, pone l’attenzione su un fenomeno sociale che in Giappone sta prendendo diffusamente piede: il “noleggio” di familiari e amici per colmare mancanze e isolamento. Presentato al 50° Toronto Film Festival e alla 20a Festa del Cinema di Roma (2025), il film vede come protagonista il Premio Oscar Brendan Fraser, affiancato da Takehiro Hira, Mari Yamamoto e Akira Emoto. Targato Searchlight Pictures – Disney, è nei cinema dal 19 febbraio 2026.
La storia. Tokyo, oggi. Phillip è un attore di origini statunitensi che cerca di mantenersi come può, accettando piccoli ruoli. Un giorno la sua agente gli propone di fare la comparsa a un funerale. Da lì scopre il mondo delle “rental family”, delle agenzie specializzate nel fornire servizi di compagnia e supporto per persone sole. Philip accetta così di fingersi familiare o amico per sconosciuti, non mettendo in conto però la possibilità di farsi coinvolgere emotivamente…

“Attualmente in Giappone ci sono circa 300 aziende di questo tipo – ha dichiaro la regista – In una grande città come Tokyo, o anche in una cittadina di campagna, ci si può sentire molto isolati… (…) Le persone preferiscono assumere qualcuno con cui condividere casualmente i propri problemi o semplicemente parlare… Non sono terapeuti professionisti abilitati, ma offrono un sostegno e una prospettiva”.
La regista Hikari – tra i titoli diretti: “Lo scontro” e “37 Seconds” – fotografa il cambiamento della propria società, sempre più ammalata di isolamento e solitudine. Un Paese che corre veloce sul binario dell’avanguardia tecnologica, ma che va perdendo prossimità. Non un problema unicamente del Sol Levante, ma sempre più diffuso nel civilissimo mondo occidentale. Il film ci racconta di uno spaesato attore “a stelle e strisce”, abitato con genuinità da Brendan Fraser, che accetta di direzionare la propria arte-professione per interpretare figure familiari o amiche a favore di persone disposte a spendere. È il caso della madre sola Hitomi che, pur di far ammettere la figlia Mia in una scuola prestigiosa, lo ingaggia per fingersi il padre e condividere insieme i colloqui di selezione. Ancora, c’è l’anziano attore Kikuo Hasegawa, che ha bisogno di una spalla amica per riannodare il filo dei propri ricordi e visitare i luoghi della sua giovinezza.
Dipanandosi come commedia di matrice sentimentale-esistenziale, “Rental Family” mette in racconto il cammino di cambiamento e riscatto di un uomo, Philip, che ha smarrito senso ed entusiasmo nella vita, e al contempo ci consegna la fotografia di una comunità che prova a ritrovare il passo dell’umanità, la via del Noi in una società avvitata sull’Io. Un’opera dalla struttura lineare, in gran parte prevedibile, dal passo però brillante e luminoso. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.

“La mattina scrivo” (Cinema, 05.03.26)
Ne abbiamo parlato in occasione dell’82a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, dove ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura. È “La mattina scrivo” (“À pied d’œuvre”), il nuovo film della regista francese Valérie Donzelli (suo è “La guerra è dichiarata”, 2011) dal romanzo di Franck Courtès (Playground). La fotografia sociale della Parigi di oggi, dove un uomo sulla quarantina scivola nel baratro del precariato e della povertà senza alcun ancoraggio. Protagonista l’ottimo Bastien Bouillon, nel cast anche Virginie Ledoyen. A distribuirlo è Teodora Film.
La storia. Parigi oggi, Paul è un quarantenne ex fotografo costretto a iscriversi alle piattaforme che trovano lavori online pur di sbarcare il lunario. La sua ex moglie e i due figli maggiorenni vivono in Canada. Inseguendo tenacemente il sogno di diventare scrittore, accetta qualsiasi lavoro, dalle riparazioni domestiche ad autista occasionale, pur di guadagnare qualcosa. Le chiamate arrivano, ma la paga è da miseria e la competizione agguerrita…

La Donzelli dirige un’opera che si muove su un doppio binario tematico: da un lato affronta il bisogno di potersi giocare nella realizzazione dei propri sogni e ambizioni professionali, dall’altro fotografa l’erosione socio-economica di un’ampia fetta della popolazione in Francia (e in Europa), che scivola nella povertà per salari bassi e costo della vita sempre più fuori controllo. Il protagonista, che Bouillon abita con incisività e delicatezza, non si arrende e accetta qualsiasi lavoro, paga, pur di poter sopravvivere e scrivere. Film acuto, dalla sceneggiatura misurata, che conquista per il tema e lo svolgimento onesto, senza fronzoli. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

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