Venezia82: al via con “La Grazia” di Sorrentino. Orizzonti apre con “Mother”

giovedì 28 Agosto 2025
Un articolo di: Sergio Perugini

A “La Grazia” di Paolo Sorrentino l’onore di aprire l’82ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (dal 27 agosto al 6 settembre 2025). La carriera del regista partenopeo è legata al Festival, dove ha esordito nel 2001 con “L’uomo in più” ed ha conquistato nel 2021 il Leone d’argento con il suo film più personale, “È stata la mano di Dio”. Erano molte le attese verso il suo nuovo progetto, “La Grazia”, avvolto nel mistero fino all’ultimo momento. Un’opera che lascia di certo il segno, per qualità di regia e scrittura, ma anche per l’ottima interpretazione di Toni Servillo e Anna Ferzetti. Il ritratto di un presidente della Repubblica che entra nel semestre bianco, alle prese con sfide politiche ed etiche di peso. Un film sui dilemmi morali, ma anche sull’amore, sui legami familiari da custodire. Acuto, brillante e anche tematicamente sfidante. Ha aperto invece la sezione Orizzonti “Mother” della regista macedone Teona Strugar Mitevska, un ritratto audace, con lampi rock, in chiaroscuro di Madre Teresa di Calcutta a fine anni ’40, prossima a fondare l’ordine delle Missionarie della carità. Protagonista Noomi Rapace.

“La Grazia” – Venezia82, Film d’apertura
“La Grazia è un film d’amore”. Così Paolo Sorrentino nel raccontare il suo nuovo film “La Grazia”, che inaugura Venezia82, in gara per il Leone d’oro. Il film è uno sguardo ravvicinato a un uomo delle istituzioni, la figura al vertice del nostro Stato democratico, il presidente della Repubblica. Sorrentino lo ritrae prossimo alla conclusione del suo mandato, con le ultime incombenze istituzionali. A interpretarlo Toni Servillo, fidato compagno di viaggio nell’orizzonte narrativo sorrentiniano: dal primo film “L’uomo in più” (2001) ai più noti “Le conseguenze dell’amore” (2004), “Il divo” (2008) fino al film da Oscar “La grande bellezza” (2013), senza dimenticare “Loro” (2018) e “È stata la mando di Dio” (2021). Nel cast anche l’ottima Anna Ferzetti nel ruolo della figlia Dorotea e le riuscite caratterizzazioni di Milvia Marigliano (la memorabile critica d’arte Coco Valori), Massimo Venturiello (Ugo Romani) e Orlando Cinque (colonnello Massimo Labaro). Il film è prodotto da Fremantle, The Apartment, Numero 10 e PiperFilm, nelle sale probabilmente a gennaio 2026.
La storia. Roma oggi. Mariano De Santis è il presidente della Repubblica. È appena entrato nel semestre bianco, negli ultimi sei mesi del suo mandato. Dopo aver affrontato svariate crisi di governo con grande controllo e fermezza, ormai ha ben poco di cui occuparsi. Rimangono sul tavolo due questioni alquanto spinose: concedere la grazia a due carcerati, che stanno scontando la pena per l’uccisione del coniuge in circostanze drammatiche (malattia degenerativa e violenze domestiche), e firmare il disegno di legge sull’eutanasia. Il presidente, però, è contrario per impostazione giuridica ma soprattutto per i valori cattolici di appartenenza. A incalzarlo la figlia Dorotea, anche lei giurista e sua fidata assistente…

Sorrentino ha dichiarato di aver preso spunto per la storia dalla cronaca, dalla concessione della grazia da parte del presidente Sergio Mattarella a un uomo reo di omicidio. Un film pertanto incentrato sui dilemmi morali, che risente molto della lezione del regista polacco Krzysztof Kieślowski (“Decalogo”, 1988). Il film abita il dubbio, i perimetri della legge. Sposa la prospettiva del capo dello Stato, stretto in un sentiero che avverte sdrucciolevole e che usa la bussola della legge e della fede per percorrerlo.
Nel racconto c’è anche un colloquio con il Papa – africano, dai capelli dread bianchi lunghi, legati, in sella alla moto, un ritratto sempre in chiave ironico-anticonvenzionale alla Sorrentino –, un suo amico, che lo richiama ai valori cui appartiene.
“La Grazia” non è però solo un film che si pone nei panni del vertice dell’istituzione, nelle responsabilità e doveri di un uomo di Stato, ma è anche (soprattutto) un film che esplora l’amore: quello per la moglie morta da 8 anni, ma di cui avverte costantemente la mancanza; quello di un padre verso la figlia, che scopre tutto a un tratto adulta, solida e caparbia. L’amore, dunque, è il filo rosso che il presidente di Sorrentino segue nell’esplorare tutti i suoi dubbi, per governare le ultime sfide, nei palazzi della Repubblica e nelle stanze di casa.
Nonostante l’evidente densità tematica, “La Grazia” non si presenta come un film a tesi. Mette a tema riflessioni importanti, sfidanti e anche non condivisibili, offrendo ampie argomentazioni allo spettatore, con le quali confrontarsi e anche dissentire. Un film acuto, scritto e diretto splendidamente, puntellato da ironia e malinconia, persino elegantemente irriverente. Un Sorrentino in ottima forma, lontano dai gratuiti sbandamenti di “Parthenope”. Complesso, problematico, per dibattiti.

“Mother” – Orizzonti, Film d’apertura
Dopo aver diretto un documentario su Madre Teresa di Calcutta, la regista macedone Teona Strugar Mitevska (tra i suoi film più noti “Dio è donna e si chiama Petrunya”, 2019) ha deciso di raccontarla in un ritratto di finzione in “Mother”. A interpretarla ha chiamato l’attrice svedese Noomi Rapace, indimenticata Lisbeth Salander nella trilogia “Millennium” dai romanzi di Stieg Larsson. Il film è il titolo di apertura della sezione Orizzonti, in uscita nella sale italiane con Adler Entertainment a dicembre 2025.
La storia. India, agosto 1948. Madre Teresa chiama con insistenza la Santa Sede per sapere se le è stata accordato il permesso di costituire un proprio ordine. Negli stessi giorni la sua consorella Agnieszka, su cui fa affidamento per edificare il suo sogno di carità diffusa, le rivela di essere rimasta incinta dopo un incontro con un uomo morto prematuramente. Madre Teresa è sconvolta dalla rivelazione, si sente tradita, soprattutto nel suo progetto missionario. Si interroga su come affrontare la situazione, respingendo fermamente le richieste della consorella di rivolgersi a un dottore per abortire…
“Madre Teresa era una madre, sì, ma per milioni di persone – sottolinea la regista –. Era severa, brusca, inflessibile, eppure materna ben oltre la nostra comprensione. Alcuni dialoghi del film sono trascrizioni dirette delle interviste che ho condotto con le ultime suore ancora in vita e testimoni del suo carattere durante la lavorazione di ‘Teresa and I’”. Teona Strugar Mitevska, da macedone come Madre Teresa, ha voluto renderle “omaggio” raccontandola in un’istantanea, l’agosto del 1948, nei sette giorni che precedono l’autorizzazione da parte della Santa Sede a fondare un proprio ordine. Un ritratto disseminato però da tonalità cupe, livide, con passaggi in cui la granitica fede e idea di carità per gli ultimi della religiosa vengono descritte quasi come un’ossessione a discapito delle persone a lei vicine.


Uno sguardo teso, inquieto, con lampi onirico-rock. Noomi Rapace offre tutta la sua grinta interpretativa per il personaggio, che si muove però in un terreno lontano dall’immagine luminosa di Madre Teresa che conosciamo. Il film “Mother” è sfidante, percorso da un continuo simbolismo religioso e al contempo da sterzate stilistico-narrative che lo fanno sobbalzare, se non deragliare. Ci si chiede il perché di questa rilettura della santa attualizzata e in chiave femminista. Un film di cui si coglie il desiderio di rimarcare la forza della fede e del carattere della religiosa, ma che rimane segnato da forzature e ombre gratuite, anacronistiche. Complesso, problematico.

 

Forse ti interessa anche:

Sfoglia l'archivo
Ricerca Film - SerieTv
Ricerca Film - SerieTV