SIR. Si è imposto “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson ai 79mi Premi Bafta, domenica 22 febbraio a Londra. I riconoscimenti dalla British Academy of Film and Television Arts lo hanno incoronato con 6 statuette forte di 14 candidature: miglior film, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio e attore non protagonista Sean Penn. Un’indicazione per gli imminenti Oscar (15 marzo)? Possibile, anche se lì sarà più agguerrita la competizione con “I peccatori” di Ryan Coogler, molto radicato nel contesto “a stelle e strisce”. A Londra il film di Coogler, che correva con 13 candidature, ha intascato solo 3 statuette: sceneggiatura originale, attrice non protagonista Wunmi Mosaku e colonna sonora di Ludwig Göransson.
L’altro grande favorito era “Hamnet. Nel nome del figlio” di Chloé Zhao, con 11 candidature. Il film ha ottenuto un solo premio, ma di peso: miglior attrice Jessie Buckley, data – giustamente – per favorita anche agli Oscar. Miglior interprete, a sorpresa, è il britannico Robert Aramayo per “I Swear”, che batte Timothée Chalamet, Leonardo DiCaprio e Michael B. Jordan dati in testa. Aramayo ha ottenuto anche il premio Miglior stella emergente.
“Frankenstein” di Guillermo del Toro si aggiudica 3 Bafta tecnici: costumi, scenografia e trucco-acconciatura. Miglior film in lingua straniera è il norvegese “Sentimental Value” di Joachim Trier, mentre il film animato è “Zootropolis 2” targato Disney. La 79a edizione dei Bafta si è tenuta alla Royal Festival Hall, presenti per la Royal Family, i principi William e Kate.