Dentro la Tv: Su Prime Video la serie crime-comedy “Young Sherlock”
lunedì 23 Marzo 2026
Un articolo di:
Sergio Perugini
Mr. Holmes. Quel fascino senza tempo, che non conosce usura. Parliamo della creatura letteraria del giallista britannico Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, geniale investigatore e fine violinista che ha fatto il suo esordio sulla scena letteraria inglese nel 1887 nel primo dei quattro romanzi “Uno studio in rosso”. Nel corso del XX e XXI secolo le sue avventure investigative sono state più volte portare sullo schermo tra cinema e Tv. Tra i principali interpreti si ricordano all’inizio Basil Rathbone (1939-46) e Peter Cushing (1964-68), mentre più di recente Benedict Cumberbatch (2010-17) e Robert Downey Jr. (2009; 2011). A questo si aggiungono una serie di progetti dove la figura del detective entra in campo solo tangenzialmente, come nel ciclo “Enola Holmes” (Netflix 2020-22) con Millie Bobby Brown nei panni della sorella Enola, mentre Sherlock è interpretato da Henry Cavill. Inoltre, come fu per Indiana Jones che ebbe uno spin-off dedicato alle avventure giovanili (“Le avventure del giovane Indiana Jones”, 1992-96), lo stesso è accaduto per Holmes: dal film “Piramide di paura. Young Sherlock Holmes” (1985), film di Barry Levinson su copione di Chris Columbus e produzione di Steven Spielberg, alla più recente serie targata Prime Video “Young Sherlock”, che ha debuttato il 4 marzo 2026. Otto episodi, da 45 minuti circa.
La storia. Non Londra, bensì Oxford. Il giovene acuto e ingegnoso Sherlock Holmes viene spedito dal fratello maggiore Mycroft in un collegio della città universitaria, guidato dal rettore Sir Bucephalus Hodge, come correttivo a una condotta alquanto ribelle. Per Sherlock, però, non è prevista una “regolare” formazione come studente: gli viene riservato un trattamento come inserviente. Lì fa subito amicizia con l’altrettanto brillante James Moriarty, ed entrambi si troveranno a indagare – o meglio a rimaner invischiati – in una sequela di difficoltà e crimini.
Pros&Cons. Si tratta di un felice ritorno per il regista Guy Ritchie al timone di un progetto dedicato al personaggio di Conan Doyle. Infatti, suoi sono i film più apprezzati a livello cinematografico degli ultimi due decenni: “Sherlock Holmes” (2009) e “Sherlock Holmes. Gioco di ombre” (2011). A distanza di quindici anni l’autore britannico è entrato nella partita del progetto di Prime Video dedicato al giovane Sherlock come regista ma anche produttore; l’ideazione è di Matthew Parkhill, dal ciclo di romanzi Andy Lane. L’operazione è di certo interessante e acuta, segnata anche da una certa furbizia: sul binario narrativo legato al geniale investigatore si è costruito un racconto seriale che ne riprende le principali caratteristiche ma al contempo si presta alla cifra narrativa tipica di Guy Ritchie, al suo inconfondibile stile di racconto che fonde action, thriller e black comedy (tra i suoi titoli “The Gentlemen”). Possiamo dire allora che il regista ha quasi “ritchiezzato” Sherlock Holmes, dandogli una dimensione più fisica, combattente, unita a quella analitico-deduttiva, marchio di fabbrica del personaggio. È abbastanza credibile l’attore Hero Fiennes Tiffin, star del ciclo “After”, nei panni di Sherlock; accanto a lui, nel cast, Colin Firth, Joseph Fiennes, Natascha McElhone, Dónal Finn (Moriarty), Zine Tseng e Max Irons. Una buona serie d’evasione che ha come guadagni regia, cast e messa in scena; una rivisitazione originale al limite della “profanazione” per gli appassionati di Mr. Holmes. Consigliabile, problematica.