Sir. “Fjord” del regista romeno Cristian Mungiu vince la Palma d’oro al 79° Festival di Cannes (2026). A incoronarlo la Giuria presieduta dal sudcoreano Park Chan-wook. Il film di Mungiu, interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, affronta il dibattito e le fratture familiari-sociali tra laicità dello Stato (Norvegia) e fede-identità religiosa (cristiano-evangelica).
“Fjord” ha ottenuto anche il prestigioso riconoscimento della Giuria Ecumenica, assegnato da delegati delle organizzazioni cattolica Signis e protestante Interfilm. Si legge nella motivazione: “Un film che si distingue per l’eccellenza artistica della sua forma cinematografica sotto ogni aspetto. Riteniamo che offra un potente monito contro i rischi posti dalla deriva ideologica sia della fede sia della necessaria condanna di ogni forma di violenza contro i più vulnerabili. Entrambi sono approcci pieni di speranza che possono essere corrotti quando, ridotti a un mero insieme di regole, ci impediscono di vedere l’umanità degli altri, e forse anche la nostra”.
“Nell’esplorare il conflitto – indica ancora la Giuria Ecumenica – tra convinzioni diverse, il film non solo affronta i confini tra sfera pubblica e privata, ma lo fa con grande abilità narrativa, intrecciando le storie individuali di personaggi complessi e profondi”. “Un’opera che solleva molti interrogativi e si rivolge all’esperienza dello spettatore per le risposte”.
Membri della Giuria Ecumenica: Annette Gjerde-Hansen (Norvegia, presidente), Adrian Baccaro (Argentina), Catherine Escrive (Francia), Jakob Hoffmann (Germania), Vincent Miéville (Francia) e Ruben de la Prida Caballero (Spagna).

Oltre alla Palma d’oro a Cristian Mungiu, a fare “rumore” dal 79° Festival di Cannes è soprattutto la pioggia di “ex aequo”. Tre i riconoscimenti condivisi: la regia sia al polacco Paweł Pawlikowski per “Fatherland” sia agli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo per “La bola negra”; migliori attrici Virginie Efira e Tao Okamoto entrambe in “All of a Sudden” di Ryusuke Hamaguchi, mentre migliori interpreti maschili Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per “Coward” di Lukas Dhont.
La Giuria internazionale di Cannes79, presieduta dall’autore sudcoreano Park Chan-wook (era in concorso a Venezia nel 2025 con l’ottimo “No Other Choice”), si è dimostrata incerta nell’esprimere un verdetto puntuale. È da leggere come la conseguenza di troppi titoli di qualità oppure di divisioni interne alla Giuria? A comporla, la Premio Oscar Chloé Zhao (Cina-Usa), Stellan Skarsgård (Svezia), Demi Moore (Usa), Ruth Negga (Irlanda), Paul Laverty (Regno Unito), Laura Wandel (Belgio), Diego Céspedes (Cile) e Isaach de Bankolé (Costa d’Avorio).
Assegnati, inoltre, il riconoscimento per la sceneggiatura a “Notre Salut” di Emmanuel Marre e il Premio della Giuria a Valeska Grisebach per “The Dreamed Adventure”. Grand Prix speciale della Giuria a “Minotaure” del russo Andrej Zvjagincev.
Nel corso di Cannes79 sono state attribuite tre Palme d’oro onorarie: al regista-produttore Peter Jackson, alla regista-interprete Barbra Streisand e all’attore John Travolta.