Dentro la Tv: Su Netflix “Estate ’36”, giallo-crime estivo con sfumature mélo

martedì 28 Luglio 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

“Hotel Portofino”. È la serie britannica firmata da Matt Baker (2022-24) con Natascha McElhone che accosta le bellezze dell’Italia, la suggestiva cornice ligure di Portofino, con le vicissitudini di una famiglia di albergatori inglesi e dei loro facoltosi ospiti nel 1926, in un clima di cambiamento politico, sociale ed economico, inasprito dall’ascesa del fascismo. Un period drama che alterna sfumature sentimentali, conflitti familiari, instabilità economiche e sfide poste dalla società del tempo. Un racconto che certo guarda non poco al modello narrativo “Downton Abbey” firmato Julian Fellowes (2011-16). Sullo stesso tracciato la miniserie franco-belga “Estate ’36” su Netflix dal 1° luglio 2026, un giallo-crime a tinte mélo ambientato in un albergo di lusso sulla Costa Azzurra nell’agosto del 1936, nel clima dei Giochi olimpici di Berlino. La regia è di Frédéric Garson, la sceneggiatura di Marie Deshaires e Catherine Touzet. Protagonisti Julie de Bona, Nolwenn Leroy, Sofia Essaïdi, Arnaud Binard, Constance Gay e François-Xavier Demaison.

La storia. Nizza 1936, nell’elegante Hotel Riviera viene ritrovato il corpo del procuratore Adrien Jacquart, colpito a morte nella sua stanza. Diversi i sospettati. Anzitutto le sorelle Blanche ed Eugénie, di origini altoborghesi: la prima, profondamente infelice nel proprio matrimonio, è divenuta l’amante segreta dell’uomo; la seconda, che ha voltato le spalle alla propria famiglia di nascita per abbracciare istanze della classe operaia, è la madre del presunto figlio del procuratore. Ancora, ci sono Giulia, la direttrice dell’albergo con un debito nei confronti di Jacquart, e Léonie, una giovane poliziotta che ha provato a fare pressioni sul procuratore per far riaprire le indagini di un caso.

Pros. & Cons. Diverse le piste narrative della miniserie franco-belga “Estate ’36”, strutturata in sei episodi di circa 50 minuti. Anzitutto, la linea giallo-crime: l’uccisione di un uomo delle istituzioni, il procuratore Jacquart, nella propria stanza d’albergo, un mistero che si infittisce scoprendo che la condotta dell’uomo non è poi così integerrima. Un omicidio che apre una pista investigativa nella storia, condotta dal commissario Alphonse Raven. Alla linea principale si collegano le linee sentimentali-mélo, tra tradimenti, verità nascoste e segreti di famiglia, che affiorano puntata dopo puntata, rendendo le esistenze dei protagonisti, fuori e dentro l’albergo, strettamente collegate. Terzo elemento, la cornice sociale e politica del tempo, la Francia (e l’Europa) del 1936: un mondo altolocato che però mostra crepe e inarrestabili segnali di cambiamento; avanza l’erosione della borghesia e le classi operaie rivendicano spazi e diritti. Un mondo su cui incombe però un’ombra minacciosa, la svolta aggressiva della Germania nazista. “Estate ’36” si snoda in maniera lieve e interessante, un racconto di genere che gioca con le regole del giallo alla Agatha Christie annacquandole però con pennellate mélo. Una miniserie che scivola via nella calura estiva senza particolari complessità narrative. Consigliabile, problematica.

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