Dentro la Tv: Su Netflix “Non abbiam bisogno di parole” con Serena Rossi
martedì 7 Aprile 2026
Un articolo di:
Sergio Perugini
“La famille Bélier”. Non si arresta il fortunato percorso del film francese “La famiglia Bélier” (2014) che ha saputo raccontare la disabilità uditiva con guardo acuto e brillante. La commedia drammatica diretta da Éric Lartigau, su soggetto di Victoria Bedos, ha conquistato critica e pubblico in Francia (ma non solo), smuovendo poi la curiosità di Hollywood. È infatti del 2021 il remake “CODA. I segreti del cuore” scritto e diretto da Sian Heder, che forte anche dell’impegno distributivo di Apple TV+ ha incantato il Paese “a stelle e strisce”, vincendo 3 Premi Oscar: miglior film, sceneggiatura e attore non protagonista Troy Kotsur. Ora a distanza dodici anni dall’originale, e cinque dalla versione americana, arriva su Netflix l’adattamento italiano “Non abbiam bisogno di parole” diretto da Luca Ribuoli e scritto dallo stesso regista insieme a Cristiana Farina, una produzione Our Films e PiperFilm. Protagonisti Sarah Toscano, Serena Rossi, Emilio Insolera, Carola Insolera e Antonio Iorillo.
La storia. Alessandria, oggi. La famiglia Musso – i genitori Alessandro e Caterina insieme ai figli, il maggiorenne Francesco e la sedicenne Eletta – vive in una fattoria fuori dal centro cittadino; alleva asini e produce latte, formaggi di qualità e creme di bellezza per il mercato locale. Alessandro, Caterina e Francesco sono sordi profondi, mentre Eletta è l’unica “diversa”, che sente dalla nascita e si fa interprete, con il linguaggio dei segni, per i suoi familiari. Quando a scuola, frequentando un corso di musica, Eletta scopre di avere una straordinaria abilità nel canto, si trova davanti a una scelta difficile: tentare l’audizione in un prestigioso istituto musicale di Torino o reprimere i sogni per non abbandonare la famiglia…
Pros&Cons. Il regista Luca Ribuoli – tra i suoi lavori le serie “Call My Agent – Italia” (2023-24) – firma il film Netflix “Non abbiam bisogno di parole” che viene da una storia dal chiaro valore sociale. La forza del soggetto originale è infatti quello di un racconto familiare contemporaneo, dove emerge la parabola di affrancamento di un’adolescente udente cresciuta in una famiglia di sordi profondi. Il suo è un ingresso nella vita adulta, in cerca di sogni e futuro, un percorso però “complicato” dalla paura di abbandonare i propri cari pensando di essere il loro unico legame di comunicazione con il mondo, con i non sordi. Una commedia acuta, marcata da umorismo gentile e dolcezza, con importanti riverberi sociali, che punta a raccontare le persone sorde e il loro familiari in maniera credibile. “Non abbiam bisogno di parole” da un lato recupera il tracciato del racconto francese, optando per una evidente fedeltà narrativa, dall’altro coglie le ottime intuizioni del remake statunitense, ossia coinvolgere sul set attori realmente sordi. Il progetto nell’insieme si dimostra valido e godibile per stile di racconto, bravura degli interpreti e ambientazione suggestiva; da rimarcare la regia attenta di Ribuoli, abile nel descrivere il quotidiano dei Musso senza stereotipi o inutili pietismi. A ben vedere, emerge quale perplessità per la linea di racconto, dalla semplicità favolistica, fin troppo ancorata al format originario; nel processo di adattamento si poteva osare un po’ di più, portare un guadagno ulteriore rispetto all’originale, in termini di articolazione o sviluppo della storia. Consigliabile, semplice, per dibattiti.