Michael

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Animali, Dialogo, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Mass-media, Musica, Politica-Società, Storia, Violenza
Genere
Biografico, Drammatico, Musicale
Regia
Antoine Fuqua
Durata
127'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Regno Unito, Stati Uniti
Titolo Originale
Michael
Distribuzione
Universal Pictures Italia
Soggetto e Sceneggiatura
John Logan
Fotografia
Dion Beebe
Musiche
Una selezione di brani dalla discografia di Michael Jackson e dei Jackson 5
Montaggio
John Ottman, Harry Yoon, Conrad Buff, Tom Cross
Produzione
Graham King, John Branca, John McClain, Antoine Fuqua, David B. Householter, Lydia Silverman, Prince Michael Jackson, Karen Langford, Hayley King, Ron Burkle, Jermaine Jackson, Tito Jackson, Jackie Jackson, Marlon Jackson, La Toya Jackson, Jordan Schur. Casa di produzione: Lionsgate Films, Universal Pictures, GK Films, Optimum Productions

Interpreti e ruoli

Jafaar Jackson (Michael Jackson), Nia Long (Katherine Jackson), Colman Domingo (Joseph Jackson), Juliano Krue Valdi (Michael bambino), Miles Teller (John Branca), KeiLyn Durrel Jones (Bill Bray), Kendrick Sampson (Quincy Jones), Jamal Henderson (Jermaine Jackson), Joseph David-Jones (Jackie Jackson), Rhyan Hill (Tito Jackson), Tre' Horton (Marlon Jackson), Larenz Tate (Berry Gordy), Jessica Sula (La Toya Jackson), Laura Harrier (Suzanne de Passe), Mike Myers (Walter Yetnikoff)

Soggetto

Gary, Indiana, 1966. Michael ha 8 anni e insieme ai suoi quattro fratelli maggiori viene spinto a cantare dal padre Joe, che ne intuisce talento e possibilità di guadagno. Con il nome di Jackson 5 iniziano esibirsi sul territorio, per arrivare poi anche a performance Tv che accendono la popolarità del gruppo (tra i brani la celebre “ABC”). E se sul palco gli applausi sono crescenti, la vita del ragazzo è tutta in salita: il padre ne controlla ogni aspetto in maniera rigida, con scariche di violenza, mentre la madre Katherine prova a proteggerlo silenziosamente. Sui vent’anni, nel 1979, Michael si decide a spiccare il volo da solista con l’album “Off the Wall” (tra le tracce “Don’t Stop ‘Til You Get Enough”). Il successo divampa, Michael è ammirato e inseguito dai fan, ma la solitudine aumenta e reagisce circondandosi di animali di ogni tipo: giraffe, scimmie, lama. Con il sostegno legale di John Branca, che estromette il padre-padrone della famiglia Jackson, e la collaborazione con il produttore Quincy Jones, Michael si prepara a infrange ogni record: scrive, compone, interpreta e cura le coreografie dell’album “Thriller” del 1982 (tra le hit iconiche: “Beat It”, “Billie Jean”, “Human Nature” e ovviamente “Thriller”), il disco più venduto nella storia della musica, con oltre 100 milioni di copie. Incoronato Re del Pop, tutto sembra andare a gonfie vele sino a un incidente sul palco…

Valutazione Pastorale

L’attesa è finita, è stato finalmente svelato “Michael”, biopic sul cantante, artista e performer Michael Jackson diretto da Antoine Fuqua, con protagonista l’esordiente Jafaar Jackson – suo nipote, sorprendente per somiglianza e abilità – insieme a Colman Domingo, Miles Teller e Nia Long. Prodotto da Gram King (suo è anche il film sui Queen “Bohemian Rhapsody”, 2018), è un’operazione targata Universal Pictures insieme alla famiglia Jackson. “Michael” è un omaggio al Re del Pop, all’artista dei record ma anche all’uomo, dall’esordio nell’ensemble familiare dei Jackson 5 nel 1966 sino all’uscita dell’album “Thriller” e alla faraonica performance al Wembley Stadium a Londra nel 1988, davanti a 72 mila partecipanti (curiosa coincidenza, anche il film sui Queen terminava con il trionfo al Wembley). Un viaggio musicale tra palco, vita familiare e stanze dell’anima di un artista amatissimo dal pubblico, cui però un padre-padrone ha strappato via la magia e il candore dell’infanzia condannandolo a ricercarla da adulto in maniera spesso stonata. Un film gioioso e coinvolgente, che fa tamburellare i piedi durante la proiezione, velato però da una certa malinconia.
“Quando ho iniziato ad analizzare la vita di Michael, ho applicato la stessa diligenza che usa un drammaturgo quando maneggia materiale storico. Ho letto tutto (…) Mi sono chiesto: come ha fatto un brano come ‘Beat It’ a passare da un’idea embrionale alla performance finale?”. Così lo sceneggiatore John Logan (tra i suoi copioni “Il Gladiatore”, “Skyfall”), spiegando il processo creativo del biopic. “Ogni canzone che abbiamo scelto – ha aggiunto – e ogni performance che abbiamo messo in scena, aveva l’obiettivo di accompagnare Michael nel suo percorso personale”.
“Michael” è un trascinante racconto biografico, che ripercorre la formazione, la genesi della creatività musicale e l’ascesa di uno dei grandi divi di massa del XX secolo. Un film sì che ne celebra brani e trionfi, ma che anche prova a spiegarne radici, sogni, irrisolti e cicatrici interiori. Dietro a un geniale artista, alla fame di successo, spesso si nascondono infanzie marcate da fragilità e sofferenze. Il film “Michael” racconta tutto questo. Un’infanzia negata da un padre interessato a uscire dalle periferie della povertà usando quello che “possedeva”: il talento dei propri figli. E lui, Michael, il più piccolo, al di là di una voce prodigiosa, voleva solo poter crescere e giocare come gli altri ragazzi. Divorando libri e vedendo film senza sosta – su tutti “Peter Pan” e i film di Charlie Chaplin –, per resistere a percosse e fatiche continue non trova altra via che rifugiarsi nella musica e nella fantasia. Così canta, balla, fa esplodere il suo talento, ma cristallizza la sua interiorità in un’infanzia senza tempo, in un’ideale “Isola che non c’è” da cui poi faticherà a uscire da adulto, con non pochi problemi.
Il film percorre un arco temporale preciso, dal 1966 al 1988, dall’anonimato all’incoronazione come Re del Pop. Un racconto energico e luminoso, dove al di là dell’ingombrante figura paterna e delle fragilità interiori, poco altro trova posto: il richiamo anche alla sua generosa filantropia, soprattutto negli ospedali. Le accuse infamanti divampate negli anni ’90, che ne turbarono l’immagine pubblica e lo costrinsero a svariati iter processuali, saranno forse oggetto di un sequel (e molto dipenderà dal box office). “Michael” è un’opera pop che si apprezza per cura formale, interpretazioni – ottimi su tutti Jafaar Jackson e Colman Domingo –, messa in scena, atmosfere anni ’80, costumi e soprattutto per la componente coreografico-musicale, che fa rivivere il genio di Michael Jackson e canticchiarne i brani dentro e fuori dal cinema. Consigliabile, problematico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria. Il film si direzione verso un pubblico adulto e di adolescenti.

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