Piccolo miracolo

Valutazione
Brillante, Consigliabile, poetico, Adatto per dibattiti
Tematica
Amicizia, Amore-Sentimenti, Denaro, Dialogo, Disabilità, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Lavoro, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Potere, Solidarietà
Genere
Commedia, Drammatico, Sentimentale
Regia
Guido Chiesa
Durata
102'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Italia
Titolo Originale
Piccolo miracolo
Distribuzione
01 Distribution
Soggetto e Sceneggiatura
Dal romanzo "La grazia del demolitore" di Fabio Bartolomei (Edizioni E/O), sceneggiatura di Nicoletta Micheli
Fotografia
Roberto Forza C.C.S.
Montaggio
Luca Gasparini A.M.C.
Produzione
Alessandro Usai, Pierpaolo Luciani, Alessandro Squarciotta, Edoardo Leo. Casa di produzione: No Name Entertainment, Alea Film, Rai Cinema

Presentato al 72° Festival di Taormina (2026). Premio miglior attrice Greta Scarano

Interpreti e ruoli

Greta Scarano (Ursula), Marco D'Amore (Davide Lancia), Mariangela D'Abbraccio (Marie Lancia), Giorgio Colangeli (Glauco Lancia), Laura Adriani (Mila), Pierluigi Gigante (Max), Gian Marco Tognazzi (Re Bibbia), Francesca Antonelli (Loredana)

Soggetto

Roma, Davide Lancia è un architetto quarantenne figlio di un noto costruttore della Capitale. Vive nell’agiatezza, senza troppe preoccupazioni e sottraendosi a legami sentimentali duraturi. Un giorno il padre Glauco, che vorrebbe vedere il figlio più grintoso e incisivo negli affari, gli offre una palazzina di periferia da ristrutturare e trasformare in appartamenti di lusso. Un lavoro che non presenta difficoltà a livello immobiliare, ma sotto il profilo etico-umano sì: molti degli affittuari sono stati mandati via sbrigativamente e nell’edificio c’è ancora un’inquilina, la trentenne Ursula, non vedente impiegata nel sociale, in prima linea nel recupero dei giovani dall’abbandono scolastico. Tra Davide e Ursula inizialmente è scontro, ma progressivamente l’uomo inizia a osservare la donna con sguardo diverso…

Valutazione Pastorale

Torinese, classe 1959, il regista-sceneggiatore Guido Chiesa ci ha abituato negli oltre trent’anni di carriera a titoli di richiamo, dalle tematiche dense e di stringente attualità, ma anche a svolte di umorismo brillante. Suoi “Il partigiano Johnny” (2000), “Lavorare con lentezza” (2004), “Quo vadis, baby?” (2008), “Io sono con te” (2010), “Ti presento Sofia” (2018). Dal 25 giugno è nei cinema con “Piccolo miracolo”, dal romanzo di “La grazia del demolitore” di Fabio Bartolomei, un soggetto sviluppato da Edoardo Leo e Nicoletta Micheli. Protagonisti Marco D’Amore e Greta Scarano, affiancati da Laura Adriani, Pierluigi Gigante, Giorgio Colangeli e Mariangela D’Abbraccio.
La storia. Roma, Davide Lancia è un architetto quarantenne figlio di un noto costruttore della Capitale. Vive nell’agiatezza, senza troppe preoccupazioni e sottraendosi a legami sentimentali duraturi. Un giorno il padre Glauco, che vorrebbe vedere il figlio più grintoso e incisivo negli affari, gli offre una palazzina di periferia da ristrutturare e trasformare in appartamenti di lusso. Un lavoro che non presenta difficoltà a livello immobiliare, ma sotto il profilo etico-umano sì: molti degli affittuari sono stati mandati via sbrigativamente e nell’edificio c’è ancora un’inquilina, la trentenne Ursula, non vedente impiegata nel sociale, in prima linea nel recupero dei giovani dall’abbandono scolastico. Tra Davide e Ursula inizialmente è scontro, ma progressivamente l’uomo inizia a osservare la donna con sguardo diverso…
Un film, sottolinea il regista, che “si gioca su due dicotomie. La prima è quella tra vedere/non vedere, sentire/non sentire. La cecità fisica di Ursula, quello che non può vedere e quello che riesce comunque a percepire. La cecità emotiva di Davide, la superficialità del suo sguardo, il suo non sapersi ascoltare”. E ancora, il “binomio centro/periferia. Centro nel senso di cuore della città, sede del potere, economico e politico. (…) Periferia nel senso di quartieri eretti non a misura di esseri umani”.
“Piccolo miracolo” è un’opera che si muove tra dramma e commedia sentimentale. Chiesa racconta la parabola di un uomo di successo, ma piatto e anestetizzato a livello emotivo-valoriale: Davide ha tutto, ma vive senza farsi mai toccare dalla vita. L’incontro con Ursula non accenderà solamente il sentimento, ma sarà in qualche modo catartico. Davide inizia a pedinare la donna, ammaliato dalla sua indipendenza, dalla sua grinta e solarità, mai limitata dalla disabilità; Ursula si scontra con la vita tutti i giorni, nel privato e sul lavoro, occupandosi di giovani dispersi, non dimostrando mai stanchezza o rassegnazione. Davide sarà spinto a rivedere tutto di sé e ad attivare un profondo cambiamento, nelle pieghe dell’animo e delle dinamiche familiari. Da delfino del padre abdica a una carriera da costruttore spregiudicato per ritornare ad abbracciare la professione di architetto con coscienza civile, sociale e orientata ai valori della solidarietà. Guido Chiesa firma un film piccolo, dalla struttura narrativa lineare e prevedibile, cui però imprime fascino e profondità con il suo sguardo mai banale. Ottimi gli interpreti, in particolare la Scarano, incoronata per il ruolo al 72° Festival di Taormina. Consigliabile, brillante-poetico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.

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