Le opere prime “I figli della scimmia” premiato a Venezia83 e “Dov’è la Fiesta?”

sabato 19 Settembre 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

Due registi toscani, due esordi alla regia. Sono le novità in sala dal 17 settembre. Anzitutto il dramma “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, premiato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia, uno sguardo realistico sul rapporto genitori-figli con disabilità. Un’opera delicata, che scuote, interpretata con misura da Riccardo Scamarcio. In sala anche la rom-com generazionale “Dov’è la fiesta?” di Niccolò Gentili, scritto a quattro mani con Lisa Nur Sultan. Le (dis)avventure di una coppia sulla trentina alle prese con un furto d’auto e domande esistenziali, interpretata in chiave brillante da Francesco Carril e Linda Caridi.

“I figli della scimmia” (Cinema, dal 17 settembre)
È stato l’unico film italiano premiato all’83a Mostra del Cinema di Venezia (sezione Orizzonti): miglior sceneggiatura e interpretazione maschile di Riccardo Scamarcio. È “I figli della scimmia” dell’esordiente Tommaso Landucci, toscano (Lucca) classe 1989, autore anche del copione insieme a Damiano Femfert, un testo già trionfatore al Premio Solinas nel 2021. L’opera si confronta con un tema difficile, scivoloso: approfondire il mondo interiore di un genitore con un figlio segnato da una disabilità importante. Il titolo, come indica l’autore, rimanda alla fiaba di Esopo, “la storia di una scimmia che aveva due cuccioli ma amava e nutriva soltanto il preferito, trascurando l’altro”, ovvero una riflessione tra il figlio che la vita ti consegna e quello ideale, sognato. Oltre a Scamarcio nel cast anche Fausto Russo Alesi, Lidiya Liberman, Tancredi Naldini e Andrea Aggio. Al cinema con Medusa Film.
La storia. Torino oggi, Dario è un quarantenne, sposato con Ginevra e padre di Enrico, che ha una disabilità psicomotoria. Dario si dedica con attenzione e dolcezza al figlio, una cura che scandisce e riempie le sue giornate. Parallelamente ama trascorrere del tempo con il nipote Giacomo, il figlio quattordicenne del fratello Roberto. I due condividono una passione per le moto da cross e tra loro si instaura una complicità quasi padre-figlio. Questo però genera ripercussioni sul tempo dedicato a Enrico e in generale alla famiglia, accendendo inoltre conflittualità con il fratello….

“C’è un tabù – ha sottolineato il regista – un ‘impossibile da dire’ che (…) riguarda l’esperienza più profonda e intima della genitorialità: nessun padre e nessuna madre desidera avere un figlio con una disabilità. Questo non mette in discussione l’amore che i genitori di persone con disabilità provano per i propri figli, ma, seppure un figlio stravolga la vita a prescindere, nel loro caso l’esistenza prende una direzione alla quale nessuno può essere preparato”. Landucci, con accortezza e rispetto, esplora un orizzonte tematico complesso, segnato da sentimenti forti e diffuse sofferenze. Si interroga sulla genitorialità, in particolare quella del padre di un figlio con una seria disabilità, che richiede costante attenzione e accompagnamento. Non si tratta di un film divisivo, al contrario prova a descrivere con compostezza la tempesta di emozioni che albergano nell’animo di un padre, che ha accettato la condizione del proprio figlio senza rimpianti o commiserazioni. Dario ama Enrico, adora passare del tempo con lui. Landucci descrive semplicemente quel fugace momento in cui l’uomo si “perde” dietro all’idea di un figlio “altro”, diverso, con cui condividere con un cameratismo amichevole tra sport e confidenze.
Il regista dimostra già una maturità di sguardo. “I figli della scimmia” ci racconta lo sbandamento e il ricentrarsi di un genitore nel proprio ruolo, senza giudizi o moralismi patinati. Un film dolente, mai gratuito o ricattatorio che, al di là di una lentezza affaticante, conquista per come si misura con il tema e lo governa, con rispettosa distanza. Consigliabile, realistico, per dibattiti.

“Dov’è la Fiesta?” (Cinema, 17 settembre)
“Fin da bambino ho cercato il lato ironico delle cose, forse come forma di difesa, forse come modo per affrontare la complessità della vita. Con ‘Dov’è la Fiesta?’ ho voluto raccontare le inquietudini di una generazione che fatica a costruire certezze in un presente instabile: la precarietà, le assurdità della burocrazia, la paura di amare e di esporsi”. Così Niccolò Gentili, fiorentino del 1991, nel definire la traiettoria della sua opera prima “Dov’è la Fiesta?” scritto insieme alla sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, una commedia sentimentale puntellata da imprevisti su due giovani innamorati alle prese con piccole, grandi, sfide esistenziali. Protagonisti i validi Francesco Carril e Linda Caridi, nel cast anche Giorgio Tirabassi e Sergio Pierattini. In sala con Vision Distribution.
La storia. Roma oggi, Leo e Irene si frequentano da pochi mesi. Si piacciono, ma si interrogano sul domani, se la loro relazione porti a una crescita. Dubbio e domande che sbocciano a pochi giorni dalla fine dell’anno. I loro piani vengono “alterati” dal furto dell’auto di Leo, la sua nuova Fiesta…

Gentili firma un film scanzonato e brillante, uno sguardo semiserio sulla condizione della generazione cui appartiene, tra sogni professionali realizzati o disattesi, ma anche le difficoltà della vita nella Capitale e la sua burocrazia sfiancante. Il film affronta soprattutto l’amore e le sue sfumature, il passaggio dalla giocosa scintilla dell’attrazione alla speranza di trovarsi con lo stesso passo verso il domani. “Dov’è la Fiesta?” è un’opera lieve e simpatica, un po’ acerba, con qualche lungaggine o dispersione di troppo, ma comunque interessante e ben illuminata dai protagonisti Carril e Caridi. Forse un film più da Tv o piattaforma, ma nel complesso un buon esordio. Consigliabile, brillante-semplice.

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