Venezia83, settimo giorno di gara. Una delle coppie più attese sul tappeto rosso, i Premi Oscar Penélope Cruz e Javier Bardem, è protagonista del nuovo dramma psicologico firmato Florian Zeller, “Bunker”. Una riflessione intensa e serrata su una coppia, ma soprattutto sulla società contemporanea, chiusa in se stessa e assalita dalla paura dell’altro, dal senso di minaccia che arriva da fuori. Un film acuto, dai ritmi incalzanti, che scandaglia l’animo dei protagonisti e offre potenti suggestioni allo spettatore. Può puntare al Leone d’oro. Al Lido è anche il giorno del regista-attore Premio Oscar Casey Affleck che presenta in Concorso “Company”, riflessione livida e metaforica su fragilità e tormenti della vita attraverso un racconto atipico, di matrice western, su dei vampiri. Elegante ma incerto nella linea narrativa.
“Bunker” – Venezia83
Al suo terzo film (suoi “The Father” del 2020, Oscar miglior sceneggiatura, e “The Son” del 2022), il regista-sceneggiatore teatrale Florian Zeller presenta alla Mostra del Cinema un altro titolo di grande impatto e profondità, che conferma le sue qualità come autore maturo. È “Bunker”, di cui Zeller firma anche la sceneggiatura, uno sguardo sulle paure e senso di minaccia percepiti nel nostro presente, che spinge le persone ad atteggiamenti sospettosi e difensivi. Un’umanità che va perdendo prossimità e dialogo, alzando barricate interiori che alimentano solitudine e infelicità. Protagonisti gli ottimi Penélope Cruz e Javier Bardem, affiancati con efficacia da Stephen Graham, Paul Dano e Patrick Schwarzenegger. L’opera è impreziosita dalle musiche tonanti di Volker Bertelmann (“Conclave”).
La storia. Londra, Miguel è un architetto spagnolo appena incoronato da un importante premio. Vive in un’elegante casa, da lui progettata, insieme alla moglie conterranea Sofia, editor in un noto gruppo editoriale. Insieme hanno due figlie preadolescenti. La loro serenità viene scossa da due avvenimenti: un vicino apre un varco nel loro muro di cinta, arrogando spazio per una finestra, e Miguel riceve una proposta bizzarramente inquietante da un multimilionario, ossia progettare un bunker di lusso alle Hawaii. Fatti che detonano pressioni e incomprensioni sotto pelle tra i due coniugi…

“‘Bunker’ sfiora diverse tematiche contemporanee – sottolinea il regista – la paura del futuro, le minacce ecologiche, il divario sociale in aumento e l’individualismo sfrenato. Ma lo fa attraverso una lente profondamente personale: una coppia che lotta con sé stessa”.
Florian Zeller firma un film duro, inquietante e bellissimo. Registrando le paure diffuse nella nostra società – allarmata continuamente da un rischio apocalittico tra pandemie, minacce nucleari o catastrofi climatiche –, le mette in racconto mescolandole alle tensioni e affanni di una coppia sposata da diciassette anni, chiamata a interrogarsi sullo stato del proprio amore e sul desiderio di condivisione del futuro. Con arguzia e incisività, forte anche di un magnifico copione, Zeller ci mette davanti agli occhi la corsa ai bunker privati di ricchi milionari, ossessionati dalla paura della morte, e in parallelo i bunker interiori che le persone generano sulla spinta di paure sociali. E così Miguel e Sofia si parlano e incalzano, come in un dramma bergmaniano (il pensiero va a “Scene da un matrimonio” del 1973), muovendosi tra tonalità drammatiche e ironiche; un viaggio nei tornanti del loro animo, smascherando ipocrisie e sentimenti tacitati. “Bunker” è un film splendido, per la sua tensione ed eleganza visivo-narrativa, che conquista e coinvolge per profondità e riflessioni di stringente attualità. Un film da Leone. Consigliabile, problematico, per dibattiti.
“Company” – Venezia83
“In che modo possiamo fare pace con l’esistenza che ci è stata data in sorte? (…) Ho trascorso gran parte della vita a fare i conti con il passato, a tenere il bilancio, tormentato dal mio debito verso la benevolenza altrui. A un certo punto ho capito che quel bilancio non viene mai pareggiato dal mondo esterno: lo si pareggia con ciò che si sceglie di offrire”. Così Casey Affleck, attore Premio Oscar per “Manchester by the Sea” (2016), nel raccontare la sua nuova regia, “Company”. Una riflessione esistenziale che usa la metafora dei vampiri nello scenario da America del West per parlare al nostro presente. Protagonisti Nick Nolte, Adelaide Clemens, Scoot McNairy e Emily Alyn Lind.

Scritto dallo stesso Affleck insieme a Ron Hanse, “Company” presenta una linea di racconto a matriosca, stratificato e concatenato, con diversi piani temporali. Un iter narrativo elegantemente fumoso dalle sfumature thriller. I vampiri di Affleck sono creature ferite dalla vita, in cerca di senso in una immortalità non voluta; un viaggio alla ricerca di sé e della pacificazione della loro condizione che diventa anche metafora della vita umana in generale. Affleck dirige bene, dimostrando raffinatezza nella composizione delle immagini, ma non sembra curare adeguatamente l’ossatura e la traiettoria del racconto. Un film d’atmosfera, che fatica però a trovare centro e sostanza. Lascia il segno il veterano Nick Nolte. Complesso, problematico, per dibattiti.