Romanzi lasciano un segno tra mente e cuore. Pagine che ora (ri)vivono sul grande schermo. Alla 21a Festa del Cinema di Roma, nell’ottavo giorno, “Cambiare l’acqua ai fiori” di Jean-Pierre Jeunet, dal successo editoriale di Valérie Perrin. Pedinando la protagonista Violette, è un viaggio che va dai territori del lutto e del dolore alla riconciliazione con la vita. Protagonista l’ottima Leïla Bekhti. Nelle sale anche il nuovo adattamento di “Ragione e sentimento”, dal romanzo senza tempo di Jane Austen. Diretto da Georgia Oakley, l’opera fotografa il legame tra le sorelle Elinor e Marianne Dashwood. Un racconto dall’elegante messa in scena, in linea con la solida tradizione inglese.
“Cambiare l’acqua ai fiori” (Cinema, 6 gennaio 2027)
Profuma di Violette, di Violette Toussaint. È “Cambiare l’acqua ai fiori”, opera che segna il ritorno al cinema del regista Jean-Pierre Jeunet, amatissimo per “Il favoloso mondo di Amélie” (2001). Il progetto è l’adattamento del noto romanzo francese “Changer l’eau des fleurs” di Valérie Perrin, caso editoriale in Italia nel 2019 con Edizioni E/O. A scommettere sulla trasposizione è Carlo Degli Esposti con la Palomar, gruppo Mediawan. È il racconto del tormentato viaggio dal buio alla luce della protagonista Violette, custode di un cimitero, con la morte nel cuore per la perdita della figlia. A interpretarla la francese Leïla Bekhti, in una prova misurata e matura. Magnifica. Nel cast Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud e Sergio Castellitto. Nelle sale dal 6 gennaio 2027 con Lucky Red.
La storia. Brancion-en-Chalon, Francia, Violette Toussaint fa la custode di un piccolo cimitero di provincia. Conosce tutte le lapidi, ne cura i fiori. Violette trasmette calore a chi si avventura nel cimitero, ma in verità è rotta dentro: ha perso la sua bambina Léonine. La donna si dedica agli altri, alla cura dei defunti, avendo rinunciato a vivere. Un giorno uno sconosciuto, Julien Seul, chiede il suo aiuto…

“Me ne sono subito innamorato”. Ha raccontato Jean-Pierre Jeunet. “Violette ha senso dell’umorismo, una certa leggerezza e, dopo il dramma che ha vissuto, dimostra resilienza (…). È un film molto luminoso (…) nonostante sia attraversato da grandi drammi”. Il regista si accosta al romanzo con rispetto, senza però rinunciare alla propria cifra stilistico-narrativa. E “Cambiare l’acqua ai fiori” è evidentemente un film alla Jeunet: c’è, infatti, un po’ del “favoloso mondo” di Amélie sullo sfondo di Violette, soprattutto nella cornice del cimitero, mai macabra e cupa, un ambiente di colori, fiori, con personaggi familiari, simpatici, che lo rendono un rifugio protetto e accogliente.

Punto di forza dell’opera è la caratterizzazione di Violette, cesellata con trasporto dalla Bekhti. È il perno del racconto, la sua forza magnetica. Si rimane incollati a lei, di cui seguiamo il peregrinare in cerca di consolazione e verità, quella sull’incidente in cui è morta la figlia. Giocato tra melodramma, commedia dolente, investigativo e giallo dell’anima, è un film riuscito, che trova il giusto passo di affrancamento dal libro. Va detto che ogni adattamento è sempre un “tradimento”: in questo caso si tratta di un “tradimento” che funziona e convince, al di là di qualche piccolo “eccesso” visivo (le troppe sottolineature didascaliche). Un’opera valida, densa e delicata. Un’opera che profuma di Violette. Consigliabile, problematico-poetico, per dibattiti.

“Ragione e sentimento” (Cinema, 22 ottobre 2026)
“Ciò che rende speciale la lettura dei classici è che si incontrano persone che, solo in apparenza, non hanno assolutamente nulla a che fare con noi. (…) Eppure, arriviamo a provare qualcosa per le loro vicende per renderci conto che, sotto la superficie, in realtà ci assomigliano”. Sono le parole di Diana Reid, che ha firmato il copione del nuovo adattamento di “Ragione e sentimento” (1811) dalla penna acuta e maestosa di Jane Austen. Il film è diretto da Georgia Oakley, con Daisy Edgar-Jones, Esmé Creed-Miles e George MacKay. Nei cinema con Universal dal 22 ottobre.
La storia. Inghilterra, XIX secolo. Alla morte del marito, la signora Dashwood e le sue tre figlie sono costrette a lasciare la loro tenuta e a trasferirsi in campagna. Un cambiamento vissuto in maniera diversa dalle due figlie maggiori, Elinor e Marianne: la prima più composta e assennata, in punta di piedi nella vita e nell’amore; la seconda, più impulsiva e desiderosa di novità. Due personalità diverse, ma complici e solidali tra loro…

Austen senza tempo. A 250 anni dalla sua nascita, celebrata nel 2025, i suoi libri sono continuamente letti, amati, “saccheggiati” tra cinema e Tv. Tra gli ultimi titoli: “The Other Bennet Sister” (Bbc) nell’autunno 2026 su Sky e “Orgoglio e pregiudizio” a dicembre su Netflix. A livello cinematografico, la versione di “Ragione e sentimento” che ha lasciato un segno è quella di Ang Lee del 1995. Questa nuova versione punta su due elementi chiave. Anzitutto il rapporto tra sorelle, Elinor e Marianne. Forte della scrittura della Austen, già così moderna soprattutto nella resa dell’universo femminile, il film valorizza le sue protagoniste libere e fiere, forti e genuine, differenti e complementari tra loro. Accanto a questo, il nuovo “Ragione e sentimento” brilla inoltre per la confezione formale, per la messa in scena in puro stile inglese, tra costumi e ambientazioni. Un aspetto che favorisce l’immersione nel mondo austeniano. Un film incantevole, classico e allo stesso tempo attuale. Consigliabile, brillante-poetico, per dibattiti.