Interpreti e ruoli
Anne Hathaway (Andy Sachs), Meryl Streep (Miranda Priestly), Stanley Tucci (Nigel Kipling), Emily Blunt (Emily Charlton), Tracie Thoms (Lily), Lucy Liu (Sasha Barnes), Justin Theroux (Benji Barnes), Simone Ashley (Amari), Helen J. Shen (Jin), Lady Gaga (Lady Gaga), Tibor Feldman . (Irv Ravitz), B.J.Novak (Jay Ravitz), Kenneth Branagh (Stuart)
Soggetto
New York, Andy Sachs è cresciuta. Ormai è una giornalista di successo, premiata per le sue inchieste; purtroppo, però il giornale per cui lavora taglia il suo posto e quello di tanti altri colleghi per convertirsi ad articoli elaborati con l’IA. Riceve poi un’offerta inaspettata: tornare nella redazione del magazine di moda “Runway” dove aveva lavorato vent’anni prima come assistente della temibile Miranda Priestly. Andy è chiamata a riposizionare la rivista con articoli di spessore dopo uno scandalo che ha colpito il giornale…
Valutazione Pastorale
Il primo film del 2006, costato una trentina di milioni di dollari, ne ha incassati oltre trecento, diventando una delle commedie hollywoodiane di maggior successo degli anni Duemila. È “Il diavolo veste Prada” diretto da David Frankel, basato sull’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, una commedia romantica ma anche racconto di formazione su una giovane stagista al primo incarico professionale. Il film ha lanciato definitivamente la carriera dell’allora ventenne Anne Hathaway e reso ancora più iconica quella della tre volte Premio Oscar Meryl Streep. Nel 2026 esce nelle sale “Il diavolo veste Prada 2”, diretto sempre dallo stesso regista e con tutto il cast originario, targato Disney. Una semplice reunion in cerca di un nuovo solido incasso? No, qualcosa di più: un sequel ben ponderato, tra regia e scrittura (il copione è sempre di Aline Brosh McKenna) che si muove certo nel binario della commedia brillante, ma con carattere, mettendo a tema il mondo del giornalismo oggi.
La storia. New York, Andy Sachs è cresciuta. Ormai è una giornalista di successo, premiata per le sue inchieste; purtroppo, però il giornale per cui lavora taglia il suo posto e quello di tanti altri colleghi per convertirsi ad articoli elaborati con l’IA. Riceve poi un’offerta inaspettata: tornare nella redazione del magazine di moda “Runway” dove aveva lavorato vent’anni prima come assistente della temibile Miranda Priestly. Andy è chiamata a riposizionare la rivista con articoli di spessore dopo uno scandalo che ha colpito il giornale…
“Alla fine del primo film – ha commentato il regista – i personaggi avevano preso strade diverse e, francamente, non volevamo realizzare un sequel se non fosse stato plausibile riunirli. Poi, il mondo del giornalismo cartaceo è cambiato. Il mondo è cambiato. Per mettere le cose in prospettiva, il primo iPhone è uscito soltanto un anno dopo l’uscita del primo film e penso che quello sia stato in qualche modo l’inizio della fine. E mentre vedevamo il mondo del giornalismo cartaceo sempre più in declino (…) ci sembrava sensato esplorare questo cambiamento”. Frankel chiarisce bene il cuore del film. Al di là del gradevole vortice di moda, costumi stravaganti, musiche pop (tra gli artisti coinvolti Lady Gaga) e location di grande fascino –una lunga sequenza a Milano, tra Cenacolo, piazza del Duomo e quartiere Brera –, ma anche battute ironico-taglienti, “Il diavolo veste Prada 2” sorprende proprio per la riflessione sul giornalismo.
Andy e Miranda, un tempo allieva e (cattiva?) maestra, ora si trovano alleate sullo stesso lato del campo, e la temibile direttrice mostra persino sponde di umanità e buonsenso: il comune obiettivo è salvare la rivista per cui lavorano, ma soprattutto custodire la professione giornalistica dall’annacquamento da Like, TikTok e dalle sirene dell’IA. Oltre all’avvolgente glamour, nel film trova dunque spazio una riflessione velata di malinconia su dove stia andando il giornalismo e quale sia il suo posto nella società: l’opera di Frankel scommette comunque su un orizzonte di possibilità. Nell’insieme, “Il diavolo veste Prada 2” funziona su molti fronti, un sequel riuscito: ben scritto, diretto e interpretato, godibile a livello spettatoriale. Consigliabile, brillante, per dibattiti.
Utilizzazione
Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.
