Giorno inaugurale all’83a Mostra di Venezia con due film legati da un filo rosso: una riflessione sul giornalismo tra traguardi, pagine di storia e chiaroscuri. Il primo è “Ink” del Premio Oscar Danny Boyle, in gara per il Leone d’oro. Dall’opera teatrale di James Graham, “Ink” ricostruisce la nascita e la vorticosa crescita del discusso tabloid “The Sun” nell’Inghilterra di fine anni ’60. Al centro il sodalizio tra il magnate Rupert Murdoch e il giornalista Larry Lamb. Un film grintoso, serrato, rock. Ad accendere la sezione Orizzonti è “La ragazza con la Leica” di Alina Marazzi, dal romanzo Premio Strega di Helena Janeczek dedicato alla figura di Gerda Taro, fotoreporter uccisa sul campo durante la Guerra civile spagnola, che condivise arte e professione con il collega Robert Capa. Una elegante suggestione che si muove tra pagine di storia e lampi di femminismo.
“Ink” – Concorso Venezia 83 (in uscita nel 2026-27)
“Sfacciato, irriverente e audace (…) ‘Sun’ ha sfidato l’establishment, ridisegnando il nostro mondo per l’era moderna”. Così il regista inglese Danny Boyle nel presentare il suo nuovo film, “Ink”, che fotografa lo spregiudicato cambiamento del tabloid “The Sun” nella Londra del 1969, un cambio di passo nel giornalismo verso un sensazionalismo senza remore e limiti. A firmare la sceneggiatura è James Graham, già autore dello spettacolo teatrale in cartellone a West End, che ha messo in racconto il rampante businessman australiano Rupert Murdoch e il giornalista in cerca di riscatto Larry Lamb. Con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, il film verrà distribuito nelle sale da Lucky Red.
La storia. Londra, Fleet Street 1969, Rupert Murdoch ha acquistato il fallimentare quotidiano “The Sun” determinato a rilanciarlo e farne il primo tabloid del Paese. Senza badare a spese assume dal “The Mirror” Larry Lamb, in cerca di rivalsa sociale e professionale, affidandogliene la direzione. Lamb non si lascia scappare l’occasione e mette su un team di giornalisti disposti a tutto, a dare una scossa al settore puntando su temi poco “ortodossi”: soldi, sesso, gossip, Tv, cronaca nera, ecc. Una rivoluzione che inizia a minare il sistema dell’informazione anglosassone (ma non solo)….

È alla sua prima partecipazione alla Mostra di Venezia, e fa subito centro. Convince Danny Boyle con il suo “Ink”, un racconto sul mutamento di pelle del giornalismo britannico a cavallo degli anni ’60-’70, ma anche una acuta e graffiante riflessione sulla professione odierna, indebolita nella deontologia, erosa da affarismo, voyeurismo e autocelebrazione di like. Boyle, con la sua consueta cifra visivo-narrativa originale a colpi di rock – tra i suoi titoli più noti “Trainspotting” (1996) e “The The Millionaire” (2008, 8 Premi Oscar) –, racconta la schiacciante ascesa di Murdoch e Lamb, che riversano ambizioni, frustrazioni e genialità nell’allora fallimentare “The Sun”. Un quotidiano che sotto la loro guida smette di parlare alla testa del lettore e si indirizza alla sua pancia, solleticandone curiosità e piaceri sottopelle. Un giornalismo sensazionalistico pronto a sedurre più che a porre domande. E così le granitiche regole della professione, le cinque “W” – Who, What, When, Where, Why? (Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché?) – vengono messe da parte a favore del “pedinamento” degli interessi più nascosti dei lettori. Così le vendite del tabloid schizzano oltre i 2 milioni di copie, diventando in poco tempo il più letto nel Paese.Boyle picchia duro, ma con ironia e grinta, mostrando una faccia impietosa del sistema, spingendosi a sottolineare come la diga della buona informazione abbia iniziato a cedere lì, in quel momento, aprendo la strada ai deragliamenti odierni, trainati da social e IA. Un film che funziona per stile e gestione del racconto, corroborato da ottimi interpreti. Consigliabile-complesso, problematico, per dibattiti.
“La ragazza con la Leica” – Orizzonti (in sala nel 2027)
Nel 2018 ha vinto il Premio Strega. È “La ragazza con la Leica” della scrittrice italo-tedesca Helena Janeczek. A distanza di otto anni il soggetto, che racconta una storia vera, ha trovato la via del grande schermo grazie alla tenacia della regista-sceneggiatrice Alina Marazzi, che firma il copione con Valia Santella, e un team produttivo italo-tedesco che vede in prima fila Vivo film e Rai Cinema. Film di apertura di Orizzonti 2026, “La ragazza con la Leica” vede come protagonisti i giovani Emilia Schüle e Aaron Altaras nei panni dei fotoreporter di guerra Gerda Taro e Robert Capa.
La storia. Germania anni ’30, Gerda è un’abile fotoreporter, che rifugge i legami sentimentali fissi e dedica tutta la sua energia alla fotografia e alla causa rivoluzionaria di matrice comunista. Rincorre i crescenti conflitti in corso, soprattutto le agitazioni in Spagna. Montando la minaccia nazista e le violenze sugli ebrei, lascia il proprio Paese e trova rifugio a Parigi. Lì si lega a un fotografo ungherese, con cui stringe un sodalizio. I due si danno un nome d’arte internazionale e lontano dai sospetti nazisti: Gerda Taro e Robert Capa…

La Marazzi si è dedicata con grande intensità al recupero della memoria della Taro, di cui si erano perse tracce ed eredità professionale, i suoi scatti, spesso confusi con quelli del celebre Robert Capa. Un viaggio tra le pagine della storia europea al crocevia del Secondo conflitto mondiale, tra serpeggianti minacce e sogni giovanili di libertà. La regista, attraverso la rilettura della storia della Taro offre anche una suggestione femminista, uno sguardo sulla figura della donna nel giornalismo e nella società del tempo, con accennati rimandi al nostro oggi. Un film di certo elegante e accurato, impreziosito da efficaci filmati d’epoca, che si fa apprezzare per il sentito e doveroso omaggio a una figura dimenticata. A ben vedere l’opera sembra sostare troppo su estetismi e istantanee della storia della Taro, a scapito di un approfondimento più solido. Una buona proposta, cui manca però compattezza e incisività. Consigliabile, problematico, per dibattiti.