Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire

Valutazione
Consigliabile, Problematico, Adatto per dibattiti
Tematica
Avidità, Cronaca, Denaro, Famiglia, Famiglia - genitori figli, Giustizia, Mass-media, Politica-Società
Genere
Drammatico
Regia
Gus Van Sant
Durata
102'
Anno di uscita
2026
Nazionalità
Stati Uniti
Titolo Originale
Dead Man’s Wire
Distribuzione
Bim Distribuzione
Soggetto e Sceneggiatura
Austin Kolodney
Fotografia
Arnaud Potier
Musiche
Danny Elfman
Montaggio
Saar Klein
Produzione
Cassian Elwes, Joel David Moore, Mark Amin,Sam Pressman, Tom Culliver, Matt Murphie, Andrea Bucko, Veronica Radaelli, Paula Paizes, Remi Alfallah, Noor Alfallah, Billy Hines, Siena Oberman, Gordon Clark. Pressman Film, Elevated Films, RNA Pictures, Balcony 9 Productions

Interpreti e ruoli

Bill Skarsgård (Tony Kiritsis ), Dacre Montgomery (Richard Hall ), Cary Elwes (Michael Grable ), Myha'la (Linda Page ), Colman Domingo (Fred Temple), Al Pacino (M.L. Hall )

Soggetto

Indianapolis, febbraio 1977, una mattina come tante. Anthony “Tony” Kiritsis entra nella sede della Meridian Mortgage Company e chiede di incontrarne il presidente M.L. Hall che, però, è in vacanza in Florida. Tony è un uomo semplice che ha comprato un terreno con l’idea di realizzarci un centro commerciale. Non essendo riuscito ad attrarre investitori si trova nell’impossibilità di pagare il mutuo contratto a suo tempo per l’acquisto. Disperato e furente, decide di prendere in ostaggio il figlio di Hall, Richard, puntandogli alla testa un fucile collegato al grilletto con un filo di ferro che fa da cappio all’ostaggio e che, se sfiorato, sparerà all’istante (il marchingegno che dà il titolo al film). Le sue richieste sono chiare: 5 milioni di dollari, l’immunità dopo il rilascio dell’ostaggio e le scuse pubbliche del presidente della società.

Valutazione Pastorale

Presentato fuori concorso alla 82ª Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, “Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire” del regista, sceneggiatore e fotografo statunitense Gus Van Sant (Palma d’ora a Cannes nel 2003 per “Elephant”) si ispira alla storia vera di Anthony “Tony” Kiritsis, che tenne con il fiato sospeso l’America per tre giorni.
La storia: Indianapolis, febbraio 1977, una mattina come tante. Anthony “Tony” Kiritsis entra nella sede della Meridian Mortgage Company e chiede di incontrarne il presidente M.L. Hall che, però, è in vacanza in Florida. Tony è un uomo semplice che ha comprato un terreno con l’idea di realizzarci un centro commerciale. Non essendo riuscito ad attrarre investitori si trova nell’impossibilità di pagare il mutuo contratto a suo tempo per l’acquisto. Disperato e furente, decide di prendere in ostaggio il figlio di Hall, Richard, puntandogli alla testa un fucile collegato al grilletto con un filo di ferro che fa da cappio all’ostaggio e che, se sfiorato, sparerà all’istante (il marchingegno che dà il titolo al film). Le sue richieste sono chiare: 5 milioni di dollari, l’immunità dopo il rilascio dell’ostaggio e le scuse pubbliche del presidente della società.
Il film intreccia sapientemente diversi punti narrativi. Il primo è quello di Kiritsis: un uomo disperato che si gioca il tutto e per tutto in un misto di ingenuità e “ferocia”. Perché il suo gesto abbia un’eco nell’opinione pubblica, coinvolge Frank Temple, un conduttore radiofonico, di cui è un assiduo ascoltatore. Temple è costretto al difficilissimo ruolo di mediatore tra Kiritsis e l’FBI: è indubbiamente interessato all’aumento della sua già notevole popolarità mediatica, ma si sente anche moralmente in dovere di fare di tutto per salvaguardare la vita dell’ostaggio convincendo Kiritsis ad arrendersi. Sempre sul fronte mediatico c’è poi la vicenda della giovane Linda Page, giornalista alle prime armi che prova in tutti i modi a “sfruttare” la vicenda per vedere finalmente riconosciuta la sua professionalità, salendo qualche gradino nella gerarchia della rete televisiva per cui lavora. C’è poi Richard Hall, l’ostaggio: non era lui l’obiettivo, ma suo padre che non si preoccupa minimamente della sorte del figlio, anteponendo il buon nome dell’azienda alla sua incolumità. Il denaro vale più della vita del figlio.
“Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire” è magistralmente diretto e interpretato. La regia è precisa, accurata e puntuale, e l’intreccio narrativo inchioda lo spettatore alla vicenda, tenendolo con il fiato sospeso fino all’ultimo (e poco importa se, trattandosi di una storia vera, la fine è nota). Gli interpreti sono tutti eccellenti. Bill Skarsgård abita la lucida follia di Kiritsis, la sua disperazione, ma anche la sua ingenuità, dando allo spettatore modo di empatizzare con lui, non assolvendolo, ma certo comprendendolo. Dacre Montgomery è Richard Hall, un uomo gentile, buono, che nel momento più difficile della sua vita si scopre “orfano” abbandonato dall’unica persona che potrebbe salvarlo: suo padre (un gelido, ironico e altezzoso Al Pacino). L’ottimo Colman Domingo è Fred Temple, mentre Myha’la è Linda Page.
Il film, attraverso la vicenda di Kiritsis, offre molti spunti di riflessione su temi sociali attualissimi quali la povertà, la giustizia, l’etica nell’economia e nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione. “Il filo del ricatto. Dead Man’s Wire” è consigliabile, problematico, per dibattiti.

Utilizzazione

Programmazione ordinaria. Il film si direzione verso un pubblico adulto e di adolescenti accompagnati.

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