In Concorso al 78° Festival di Cannes (2025)
Interpreti e ruoli
Lea Drucker (Stéphanie Bertrand), Jonathan Turnbull (Benoit Guérini), Solàn Machado-Grane (Victor), Sandra Colombo (Joëlle Girard), Guslagie Malanda (Alicia Mady), Geneviève Mnich (Madre di Stéphanie ), Hélèn Alexandridis (Mme Nicollet, capo dell'IGPN)
Soggetto
Parigi 2018, Stéphanie è un’ispettrice dell’IGPN (“la polizia della polizia”) chiamata a vigilare sulla condotta degli agenti in servizio. Un giorno si trova a indagare su un gruppo di colleghi accusati di aver sparato un proiettile antisommossa e preso a calci un giovane manifestante tra le fila dei “Gilets jaunes”. Man mano che procede nelle perizie, Stéphanie subisce l’ostracismo dei colleghi, che l’accusano di tradimento, ma anche dei superiori, preoccupati di dover tutelare il buon nome della polizia. A complicare le cose la scoperta che il giovane ferito è figlio dell’ex badante di sua madre. Può restare imparziale?
Valutazione Pastorale
Tedesco di origini, ma francese di acquisizione. È il regista-sceneggiatore Dominik Moll, classe 1962, autore del film “Il caso 137” presentato in competizione al 78mo Festival di Cannes. Esce nelle sale con Teodora Film preceduto da elogi e riconoscimenti per la protagonista Léa Drucker, miglior attrice ai Premi César. Si tratta di un dramma sociale che si muove nel perimetro della cronaca, rileggendo gli avvenimenti e le tensioni deflagrate in Francia nel 2018. Un viaggio tra luci e ombre della giustizia, tra ricerca della verità, pressioni professionali e dilemmi morali.
La storia. Parigi 2018, Stéphanie è un’ispettrice dell’IGPN (“la polizia della polizia”) chiamata a vigilare sulla condotta degli agenti in servizio. Un giorno si trova a indagare su un gruppo di colleghi accusati di aver sparato un proiettile antisommossa e preso a calci un giovane manifestante tra le fila dei “Gilets jaunes”. Man mano che procede nelle perizie, Stéphanie subisce l’ostracismo dei colleghi, che l’accusano di tradimento, ma anche dei superiori, preoccupati di dover tutelare il buon nome della polizia. A complicare le cose la scoperta che il giovane ferito è figlio dell’ex badante di sua madre. Può restare imparziale?
"Raccontare un caso legato alle proteste del 2018 dei Gilets jaunes - ha sottolineato il regista - mi ha permesso di affrontare anche alcuni dei problemi che mettono a dura prova da anni la società francese: il divario tra Parigi e il resto del paese, il senso di abbandono della provincia, le disuguaglianze sempre più profonde. E sono problemi che non riguardano solo la Francia".
Dominik Moll ha firmato un’opera vibrante ed efficace, che denota chiara maturità artistica. “Il caso 137” si presenta come un poliziesco, un investigativo dai riverberi sociali, andando a lavorare sulla distanza tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini ai margini della società. Ma non si tratta solo di un film di matrice civile, che recupera le proteste dei “Gilets jaunes”. È anche un viaggio nei tornanti della mente e dell’animo di una donna, di un’ispettrice, che è anche madre e figlia premurosa di un genitore anziano. Quel caso che affronta, la violenza gratuita ai danni di un ragazzo, la inquieta perché ci legge tutto il pregiudizio e la dimenticanza nei confronti delle periferie, da cui lei proviene. Ancora, si scontra contro il muro di gomma delle istituzioni, che fanno quadrato attorno ai poliziotti. La donna avanza con piglio deciso, ma le pressioni sono molte e il rischio di perdere l’equilibrio della distanza, dell’oggettività nelle indagini è alto.
“Il caso 137” è un film denso, che presenta più piste tematiche che meritano un adeguato approfondimento. Qua e là delle lievi ingenuità narrative, per un racconto comunque valido e meritevole. Consigliabile, realistico, per dibattiti.
Utilizzazione
Programmazione ordinaria e successive occasioni di dibattito.
