A Venezia83 in gara Martin McDonagh e Werner Herzog. Al Lido anche Gianni Amelio

venerdì 4 Settembre 2026
Un articolo di: Sergio Perugini

Venezia83, secondo giorno. In cartellone due autori di peso. Anzitutto il britannico Martin McDonagh con “Wild Horse Nine”, con John Malkovich e Sam Rockwell. Un viaggio tragicomico al seguito di due agenti della CIA a ridosso del colpo di Stato in Cile nel 1973, che si confessano misfatti, rimpianti e fragilità. Un film che si candida già al Leone d’oro. In gara anche il decano del cinema tedesco Werner Herzog con “Bucking Fastard”, che valorizza il talento delle sorelle Kate e Rooney Mara in una storia anche qui tragicomica, che alterna sarcasmo a pagine intime, segnate da tenerezza. Un film sognante e dolente. Infine, fuori gara Gianni Amelio con “Nessun dolore”, dove torna a parlare di migranti e accoglienza con uno sguardo intenso e misurato.

“Wild Horse Nine” – Venezia83
Per due volte è stato a un passo dal Leone d’oro, con “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” (2017) e “Gli Spiriti dell’Isola” (2022). Sarà la volta giusta per Martin McDonagh con “Wild Horse Nine”? Le probabilità sono elevate. Il film, scritto e diretto con il suo stile inconfondibile, crudo e pungente, colto e sarcastico, offre una polaroid degli anni ’70 in America Latina, infiammati da agitazioni sociali e colpi di Stato. L’autore pedina due agenti della CIA a poche settimane dall’assalto alla presidenza di Salvador Allende in Cile. Protagonisti gli ottimi John Malkovich e Sam Rockwell.
La storia. Cile 1973, estate. Poche settimane prima del colpo di Stato, gli agenti CIA Chris e Lee si mettono in viaggio verso l’Isola di Pasqua in cerca di evasione e risposte. Chris, il più anziano, vede la sua esistenza vicina al capolinea e così, con fare dolente e ironico, riavvolge il nastro dei ricordi “professionali”, compresi i delitti di cui si è macchiato. Dall’altro lato Lee, sulla cinquantina, dimostra maggiore distacco, pronto a sbarazzarsi di ogni minaccia. Il loro capo MJ chiede proprio a Lee di “risolvere” la condizione di Chris, diventato ingestibile…

“Ho pensato che sarebbe stato interessante – ha dichiarato il regista – affrontare il senso di colpa di una persona e il suo atteggiamento nei confronti di ciò che ha fatto. È anche un cattolico, quindi entrano in gioco il senso di colpa, i peccati e tutto quel genere di cose”. McDonagh firma un’opera come sempre potente e densa. Una commedia nera, tragica, dove due spietati agenti della CIA, che hanno fatto fumare le loro pistole, ora si trovano a confrontarsi sulle proprie azioni, davanti alla prospettiva della morte, a un’età in cui affiorano esitazioni e rimpianti. Un gioco a due dolente, esilarante e irriverente, che brilla sia per il contributo di McDonagh tra regia e scrittura, che per i due interpreti di ruggente bravura.Non è facile entrare in partita con il film, che dimostra stratificazione e sottotesti (toccando anche temi divisivi), puntellato da un ripetuto simbolismo religioso, insistendo sulla presenza del crocifisso quasi a tratteggiare i due agenti-“criminali” come i due ladroni accanto a Gesù, con la speranza (?) che almeno uno cerchi il perdono. “Wild Horse Nine” è un film di carattere, lontano dal facile o scontato, che richiede un confronto accorto da parte dello spettatore, chiamato a coglierne segni, riferimenti storici e rimandi simbolici. McDonagh è un autore maturo che conferma talento e originalità. Complesso, problematico, per dibattiti.

“Bucking Fastard” – Venezia83
Nel 2025 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Un anno dopo il regista tedesco Werner Herzog torna al Lido in Concorso con “Bucking Fastard” con le sorelle Kate e Rooney Mara, insieme a Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. Un film curioso, sognante e quasi “grottesco”, che mette in racconto la difficoltà di due sorelle nel farsi accogliere dalla comunità in cui vivono. Una storia di ossessioni, solitudine e tenerezza.
La storia. Irlanda oggi, le sorelle Jean e Joan legatissime fanno tutto insieme, vestono allo stesso modo e parlano in sincrono. Le loro stranezze e ossessioni (si invaghiscono patologicamente dello stesso uomo) le portano a desiderare un cambiamento, in cerca di un luogo più accogliente, comprensivo…

Lo ha dedicato alla memoria di David Lynch. Herzog con “Bucking Fastard” sembra proprio richiamare lo stile e la poetica del cineasta statunitense. Un’opera che parte brillante e stramba, percorrendo anche un sentiero grottesco, crescendo però in profondità e poesia lungo il copione. Il peregrinare di due sorelle, quasi un fenomeno da Circo Barnum, diventa un cammino della speranza verso il desiderio di accoglienza e conforto: Jean e Joan sognano un mondo possibile, quasi utopico, dove possano essere viste davvero, e magari amate. Il loro viaggio si misura con un’umanità varia, misera e caritatevole, sleale e solidale. Herzog firma un film surreale, dove serpeggiano anche crudeltà mascherate dal sorriso. Un’opera profonda e simbolica, che richiede un approfondimento attento. Complesso, problematico, per dibattiti.

“Nessun dolore” – Venezia Open
Otto volte in gara, Leone d’oro nel 1998 per “Così ridevano”, Gianni Amelio torna al Lido fuori Concorso con “Nessun dolore”, opera di grande urgenza tematica e di stringente attualità, sui flussi migratori e l’accoglienza, a più di trent’anni da “Lamerica” (1994). Scritto con Davide Serino e Andrea Quetti, il film è interpretato da Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
La storia. Roma, oggi. Davide è un trentenne che vende libri usati in un chioso nel centro di Roma. Un giorno un giovane uomo nordafricano gli affida un bambino; gli chiede di prendersi cura di lui. Spaesato, Davide respinge questa responsabilità e il bambino viene investito da un motociclo. Davide, assalito dai sensi di colpa, fa di tutto per espiare la propria indifferenza…

“A oltre 30 anni da ‘Lamerica’ trovo che il fenomeno migratorio abbia assunto dimensioni tragiche. È il problema dei problemi”. Amelio compone una storia dolente e profonda dal chiaro valore civile. Attraverso la figura di Davide fotografa la nostra umanità oggi, spaventata e avvitata nella paura davanti al diverso, allo straniero. Un film che, seppure attraversato da qualche incertezza e imperfezione narrativa, conquista per la grande qualità e poetica dell’autore, che non ha mai abbassato la voce davanti al disagio sociale. Complesso, problematico, per dibattiti.

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