Giallo Rai. È uno dei generi narrativi portanti dell’offerta Rai, che ha fatto la fortuna del comparto fiction dalla fine degli anni ’90, dal rilancio del settore. Il genere giallo-poliziesco è uno dei sentieri più esplorati, capitanati da “Il commissario Montalbano” (1991-2021), ma non solo. Basta citare le serie di ieri, come “Il maresciallo Rocca” (1996-2005) o l’evergreen “Don Matteo” (dal 2000), sino ai più recenti “Lolita Lobosco”, “Kostas” e “Blanca”. Racconti dove accanto al binario principale si innestano linee comedy, sentimentali, family drama o elementi paesaggistici che finiscono per essere comprimari. Ultimo arrivato è il commissario Giovanni Buonvino protagonista della serie “Buonvino. Misteri a Villa Borghese”, in prima serata su Rai Uno e RaiPlay il 7 e il 14 maggio 2026. La regia è di Milena Cocozza (“Kostas”, “I delitti del BarLume”) e la sceneggiatura è firmata da Salvatore De Mola e Michela Straniero, che hanno adattato i primi due romanzi del ciclo di gialli di Walter Weltroni (Marsilio). Protagonista un convincente Giorgio Marchesi con Serena Iansiti, Francesco Colella, Matteo Olivetti e Daniela Scattolin. La produzione è Palomar – Mediawan e Rai Fiction.

La storia. Roma, nel cuore di Villa Borghese ha sede un commissariato di polizia dalla routine fin troppo tranquilla. Lì viene spedito – per “punizione” – il commissario Giovanni Buonvino, acuto, brillante e dai modi gentili. Buonvino ha commesso un errore e ora deve risponderne andando a dirigere un ufficio “soporifero”, sepolto dalle pratiche. Tenace, Buonvino raccoglie subito la fiducia dei nuovi colleghi. Tutti sono pronti a rimettersi in gioco per dimostrare professionalità e valore…

Pros&Cons. “Buonvino ama Roma, e la ama perché la cultura è la sua forza, il cinema il suo nutrimento, ed è attraverso il cinema che ci racconta questo suo amore”. Così la regista Cocozza, che ha aggiunto: “Il suo arrivo nel Commissariato di Villa Borghese rimette in discussione la natura del commissariato stesso e la vita dei suoi componenti. Lo fa perché questa serie parla soprattutto di seconda possibilità. Parla degli errori e della possibilità di ripararli”. Solo due puntate, ma con un carattere ben definito che lasciano sperare in un fortunato seguito per la serie. Quali i punti di forza? Anzitutto la cornice della Capitale, l’ambientazione nel cuore verde di Roma, Villa Borghese, che entra in campo sin dalle prime sequenze con fascino. Tutto ruota lì: le corse mattutine di Buonviuno, l’attività del commissariato, compresi i delitti; da segnalare, poi, le citazioni cinematografiche che puntellano le puntate (nel primo episodio omaggi a Marcello Mastroianni e Anna Magnani). Ancora, funziona la caratterizzazione del commissario: un custode della giustizia, acuto e solido, ma anche ironico, dai modi gentili, che fa squadra con i colleghi instillando fiducia e dialogo. Buonvino ridona speranza di riscatto professionale, e non solo, ai colleghi cristallizzati nelle scartoffie; li porta ad abbandonare le scrivanie per risolvere enigmi o delitti. Un racconto che si muove tra crime e comedy, illuminato dalla bellezza urbano-paesaggistica di Roma. Molto bene la regia della Cocozza e il ruolo da protagonista di Marchesi, un giusto riconoscimento dopo una lunga gavetta. Consigliabile, problematico.